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NOVITÀ NORMATIVE

TRA TAGLI E PATTO DI STABILITA' IL CONTO PER I COMUNI E' DI 5 MILIARDI.

L'Imu è il più recente ambito di contrasto tra Comuni e Stato, ma non l'unico. Di certo l'imposta municipale unica costituisce un motivo di seria preoccupazione per gli enti locali che ne criticano diversi aspetti: come è strutturata, quali sono i gettiti previsti, quale sarà il risultato complessivo derivante del passaggio dall'Ici all'Imu con relativo taglio dei trasferimenti.
Partendo dal fondo, in base a quanto calcolato dall'Anci, l'operazione per l'anno in corso si concluderà con un saldo negativo di 2,5 miliardi di euro perché a fronte di un attivo di 2,4 miliardi si registrano tagli del fondo di riequilibrio per quasi 5 miliardi di euro. Ma per le amministrazioni locali l'Imu costituisce anche una sorta di trasferimento di responsabilità fiscale dallo Stato verso di loro in quanto parte del gettito andrà all'amministrazione centrale e il fatto che sulla stessa base imponibile gravi anche il prelievo statale limita i margini di manovra a livello locale, a meno di rischiare di rendere la pressione tributaria troppo elevata.
A tutto ciò si aggiungono i dubbi dei sindaci sull'effettivo gettito dell'imposta. Le stime fornite dal ministero dell'Economia per le grandi città indicano variazioni positive in un range dal 16 al 62% rispetto al gettito Ici del 2010 (si veda tabella in pagina). Se nella realtà dei fatti il flusso di denaro in arrivo dai contribuenti dovesse essere effettivamente più basso, la situazione si complicherebbe ulteriormente. Non a caso il Governo ha previsto di poter ritoccare le aliquote dopo aver verificato alla luce dei volumi garantiti dalla prima rata prevista per giugno.
Ma oltre che con l'Imu i Comuni devono fare i conti con una serie di provvedimenti che nel corso del tempo hanno ridotto le risorse a loro disposizione e reso più difficile la gestione e gli investimenti.
Secondo quanto elaborato dal Centro studi sintesi, le manovre finanziarie varate tra l'estate del 2010 e il dicembre del 2011 (Dl 78/2010, Dl 98/2011, Dl 138/2011, Dl 201/2011, legge 183/2011) hanno determinato una compartecipazione non indifferente a carico delle amministrazioni comunali per risanare la finanza pubblica locale: nel 2011 il contributo è ammontato a 1,5 miliardi di euro, che sono diventati 5,1 nel 2012 e cresceranno 5,9 nel 2013. In particolare, per l'anno in corso, il totale è dato dal taglio delle risorse destinate al fondo sperimentale di riequilibrio e dalla stretta al patto di stabilità interno per i comuni con più di 5mila abitanti.
Il patto di stabilità è un altro fattore critico nel rapporto tra Comuni e Stato. Ieri l'Anci lo ha ricordato, sottolineando come, a fronte di risorse bloccate a livello comunale, la sua applicazione ha comportato un surplus di 13 miliardi di euro allo Stato. In modo analogo a quanto si prospetta per l'Imu, insomma, il Governo principalmente trae benefici dallo strumento, mentre ai Comuni resta la parte più scomoda, con il blocco agli investimenti e l'impossibilità di pagare i fornitori o dare il via libera a interventi di manutenzione per strade e scuole, ad esempio, pur ritrovandosi spesso con soldi in cassa che non possono essere utilizzati.
Uno strumento che dal 2013 verrà esteso anche ai comuni con popolazione inclusa tra i mille e i 5mila abitanti (finora si applicava solo a quelli più grandi), anche se tali amministrazioni potranno già ipotizzarne gli effetti quest'anno quando appronteranno il bilancio di previsione pluriennale 2012-2014. Secondo quanto calcolato dall'Ifel, il contributo finanziario a carico dei comuni determinato dall'applicazione del patto passerà dai 2,1 miliardi del 2011 ai 4,5 del 2013.
Quest'anno, inoltre, le amministrazioni hanno dovuto digerire anche il provvedimento sulla tesoreria unica che ha comportato il trasferimento della liquidità presente sul conto corrente di ogni ente a quello unico gestito dalla Banca d'Italia. Una decisione presa dal Governo per ridurre i costi dell'indebitamento tramite emissione di titoli di debito pubblico.
Un beneficio, per lo Stato, che dovrebbe ammontare a 320 milioni di euro nel 2012 e 300 milioni complessivi nei due anni successivi a fronte della "rinuncia" da parte dei Comuni a 8,6 miliardi di euro che saranno valorizzati al tasso di interesse dell'1 per cento, mentre in passato probabilmente più di un'amministrazione beneficiava di condizioni migliori.
Infine, resta da attuare il federalismo demaniale. Secondo quanto stimato dal Governo, erano circa 12mila gli immobili facilmente riqualificabili da parte degli enti locali, un patrimonio che ammonta a circa 7 miliardi di euro.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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