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NOVITÀ NORMATIVE

MONTI PRENDE TEMPO SUL PROBLEMA IVA APPLICATA ALLA TIA.

Né rimborsi ai consumatori né una norma che ufficialmente li freni. La querelle dell'Iva sulla Tia sta assumendo sempre più i contorni di una situazione kafkiana. Con il governo che da un lato sembra ignorare le richieste di rimborso dell'imposta sul valore aggiunto illegittimamente pagata dai consumatori sulla Tariffa di igiene ambientale (di cui la Corte costituzionale prima e la Cassazione poi hanno dichiarato la natura tributaria) e dall'altro prende tempo chiedendo «ulteriori approfondimenti» per decidere se elaborare o meno una norma di interpretazione autentica blocca-ricorsi.
Nel mezzo i cittadini che hanno pagato l'Iva sulla Tia non sanno che pesci prendere.
O stanno a guardare oppure se la prendono con i soggetti sbagliati, inoltrando le richieste di rimborso alle imprese o ai comuni che hanno sì incassato l'imposta ma per riversarla subito all'erario. Si tratta di un miliardo di euro che i consumatori reclamano soprattutto dalle società di gestione dei servizi pubblici di igiene. Federambiente, l'associazione che le raggruppa, ormai viaggia al ritmo di una diffida al mese recapitata al ministero dell'economia.
L'ultima in ordine di tempo è stata spedita nei giorni scorsi e sollecita il governo ad «adottare misure risolutive» per risolvere un contenzioso che ormai si trascina dal 2009 (da quando la Consulta con sentenza n.238 ha dichiarato che la Tia non ha natura di corrispettivo ma di tributo e in quanto tale l'Iva non va pagata).
Ma a giudicare dalle ultime (non) mosse dell'esecutivo non sembra che in via XX settembre ci sia molta voglia di agire. E anche i tentativi parlamentari di uscire dall'immobilismo sono stati frenati da palazzo Chigi.
Un emendamento in tal senso a firma del deputato Pd Alberto Fluvi era pronto e stava per essere presentato nel passaggio del dl fiscale (dl n.16/2012) alla camera. Ma poi è caduto nel vuoto perché il governo ha comunicato «di non voler far nulla in attesa di un approfondimento sul pregresso». A parlare è lo stesso deputato Pd che non nasconde il suo rammarico. «È un tema caldo», dice, «che il governo ha ben presente ma che non si può rinviare all'infinito».
La questione era stata già oggetto di un'interrogazione parlamentare presentata a fine marzo (si veda ItaliaOggi del 30/3/2012) dallo stesso Fluvi e dal suo collega di partito Marco Causi. Alle richieste di chiarimenti il sottosegretario all'economia Vieri Ceriani aveva risposto con parole che lasciavano intendere la strategia immobilista del governo. Invece che guardare al passato, e cioè alle operazioni già fatturate e da fatturare fino al 31 dicembre 2012 potenzialmente produttrici di richieste di rimborso, Ceriani preferiva pensare al futuro. E cioè all'anno prossimo da quando entrerà in vigore il Tares, il nuovo tributo comunale su rifiuti e servizi istituito dal decreto Salva-Italia.
Secondo il sottosegretario, infatti, una norma di interpretazione autentica che, forzando un po' la mano, affermi che l'Iva sulla Tia va pagata sulla base dell'analogia di disciplina tra Tia1 e Tia2 (esattamente ciò che è stato sostenuto dal dipartimento delle finanze in una circolare del 2010 sconfessata però dalla Cassazione nella recente sentenza n.3756 del 9 marzo) non serve perché «esplicherebbe i suoi effetti solo per le operazioni fatturate nel passato e da effettuarsi fino al 31 dicembre 2012» in quanto il dl «Salva-Italia» (dl n. 201/2011) ha abrogato a decorrere dal 1° gennaio 2013 i prelievi sui rifiuti attualmente in vigore e ha istituito il Tares, «destinato a coprire i costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani avviati allo smaltimento».
Inoltre, ha fatto notare Vieri Ceriani, lo stesso dl 201 consente ai comuni, che hanno realizzato sistemi di misurazione della quantità di rifiuti conferiti, la possibilità di applicare al posto del Tares «una tariffa avente natura corrispettiva e come tale soggetta a Iva». A quel punto, ha concluso il sottosegretario, il nuovo tributo «comporterà una razionalizzazione del sistema e il superamento delle questioni connesse all'applicazione dell'Iva», visto che l'imposta sul valore aggiunto «sarà applicabile solo nel caso in cui il comune si avvalga della facoltà di istituire la tariffa corrispettiva».
Parole in cui qualcuno ha voluto leggere una promessa del governo a intervenire, ma che ai più sono sembrate subito sibilline. Tanto che il parlamento ha tentato uno scatto in avanti. Subito stoppato dal governo Monti.
FONTE: ITALIA OGGI

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