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NOVITÀ NORMATIVE

RIMBORSO SPESE LEGALI AL PERSONALE.

Il rimborso delle spese legali al personale per procedimenti relativi alle attività di ufficio spetta anche nel caso in cui non vi sia stato il preventivo coinvolgimento dell'ente nella scelta dell'avvocato: l'amministrazione può in questo caso limitare la cifra. Esso deve inoltre essere effettuato nel caso di sentenza di non luogo a procedere caratterizzata dal proscioglimento di merito.
Sono queste le indicazioni contenute nei pareri della sezione regionale di controllo della Corte dei conti del Veneto n. 245 dello scorso 5 aprile e n. 184 del 12 marzo, sempre del 2012. L'importanza di questi pareri è costituita essenzialmente dalla decisione con cui si fa prevalere il dato sostanziale, il diritto di derivazione costituzionale di non dover sostenere oneri per la difesa relativamente a fatti d'ufficio, sulle carenze di tipo formale.
Il diritto al rimborso matura anche se «la circostanza che sia stata emessa una sentenza di non luogo a procedere, nonostante la sua natura preminentemente processuale che le impedirebbe di escludere giudizialmente la responsabilità dell'imputato per dolo o colpa grave: ciò non rende, di per sé, legittimo il diniego del diritto al rimborso delle spese processuali sostenute dal dipendente.
Così argomentando si vedrebbe compromessa la stessa ratio della disciplina sopra illustrata che vuole appunto evitare che il dipendente pubblico, ingiustamente accusato di presunti fatti illeciti commessi nell'adempimento dei propri doveri d'ufficio, debba sopportare il peso economico della propria difesa in giudizio». Per cui il parere conclude che deve «essere rimesso al prudente apprezzamento della singola amministrazione valutare se, nel caso concreto, ricorrano i presupposti sopra evidenziati per poter procedere al rimborso delle spese legali nei termini previsti dalla legge».
Il rimborso «postumo» delle spese legali, cioè in assenza della preventiva intesa tra il dipendente e l'ente sulla scelta del legale, è ammissibile.
Il parere richiama i principi dettati dall'articolo 51 della Costituzione, ma «l'amministrazione di appartenenza dovrà verificare, all'esito del procedimento (in questo senso ex post), che non sussista un conflitto di interessi tra l'attività istituzionale dell'ente e la condotta del lavoratore».
Si deve pervenire a tale conclusione perché «il principio del diritto alla difesa non può subire alcuna limitazione, sempre a condizione che il giudizio si sia concluso con una sentenza favorevole» e come tale «diritto al rimborso delle spese sostenute in un giudizio penale non può essere escluso dalla circostanza che il comune non abbia previamente espresso il proprio assenso nella scelta del difensore da parte dell'interessato». Il che vuol dire che esse devono verificare essenzialmente la misura del rimborso delle spese legali, che viene qualificato dal parere come un atto a natura indennitaria e non risarcitoria.
Da qui discende la conseguenza che «l'amministrazione non sarebbe più tenuta a un rimborso pieno della parcella in assenza della preventiva intesa, possa ridurre il rimborso alla parte della spesa che la stessa avrebbe assunto ove la scelta fosse stata concordata», anche senza tenere conto del parere espresso dall'organo professionale.
E, infine, vista l'abrogazione dei minimi tariffari le amministrazioni possono «fare riferimento, ai fini della verifica della congruità della parcella da rimborsare, al dm 8 aprile 2004, n. 127 (G.U. 18/5/2004, n. 115) con il quale è stato approvato il regolamento per la determinazione degli onorari, dei diritti e delle indennità spettanti agli avvocati per le prestazioni giudiziali».
FONTE: ITALIA OGGI

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