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NOVITÀ NORMATIVE

PICCOLI COMUNI SENZA TETTO ALLE SPESE

Non saranno i piccoli comuni a salvare i conti di Brescia, Reggio Emilia e degli altri municipi che, avendo incassato dividendi milionari nel 2007 dalle società partecipate, non avrebbero potuto rispettare il patto di stabilità.
La maggioranza ha subito accantonato l'idea di reperire i 50 milioni di euro, che costituiscono la copertura delle norme salva-bilanci, introducendo un tetto alla crescita delle spese nei mini-enti (2% rispetto al 2009).
E più realisticamente ha trovato la quadratura del cerchio dirottando a questo scopo i 30 milioni di euro già stanziati per l'estinzione anticipata (con penale a carico dello stato) dei mutui degli enti locali.
A cui vanno ad aggiungersi 20 milioni del fondo destinato ai prefetti che amministrano i comuni commissariati per infiltrazioni mafiose.
Sono queste le novità più importanti dell'ultima giornata di lavoro delle commissioni bilancio e affari costituzionali della camera sul decreto enti locali (dl n.2/2010). Il provvedimento dovrebbe approdare lunedì in aula e rispetto al testo iniziale risulta profondamente rivisitato dagli emendamenti dei relatori Massimo Bitonci e Giuseppe Calderisi. La partita per l'inserimento di ulteriori modifiche si giocherà tutta a Montecitorio, visto che, considerando i tempi stretti per la conversione in legge (il decreto decade il 20 marzo) e la settimana di pausa dovuta alle elezioni regionali, sembra difficile che possano arrivare novità dal passaggio al senato. «Entro il 20 marzo il decreto deve essere chiuso», ha confermato il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli.
Tra le modifiche più significative c'è certamente l'anticipo al 2010 dei tagli alle giunte comunali e provinciali. Mentre la riduzione dei consigli scatterà come previsto nel 2011.
Con un emendamento dei relatori viene anche parificato il tetto degli assessori provinciali e comunali che dovrà essere pari un quarto dei consiglieri. Sindaco e presidente del consiglio verranno computati ai fini del calcolo del 20% dei tagli delle poltrone.
La figura del difensore civico comunale scompare, ma sopravvive a livello provinciale. E ancora, viene consentita la possibilità di articolare il territorio in circoscrizioni per i comuni sopra i 250 mila abitanti. Si salvano dai tagli anche i direttori generali ma solo negli enti sopra i 100 mila abitanti. Mentre viene disposta la soppressione a decorrere da un anno dall' entrata in vigore della legge di conversione del decreto, delle Autorità d'ambito territoriale. Il taglio dei consorzi di bonifica è invece demandato al Codice delle autonomie.
Nel maxi-emendamento, approvato ieri in commissione, che ha riscritto completamente l'articolo 4 del dl, i relatori hanno previsto l'esclusione dal patto di stabilità delle spese degli enti locali collegate ai grandi eventi. Escluse anche le risorse che provengono dall'Ue. Si tratta di una norma molto attesa soprattutto dal comune di Milano che avrebbe corso il rischio di sballare i conti a causa delle spese sostenute per l'Expo 2015.
Roma. La gestione ordinaria del comune di Roma sarà separata da quella straordinaria per il rientro dei debiti. Il commissario straordinario non sarà quindi il sindaco. Viene anche sbloccato il nodo dell'utilizzo dei fondi degli immobili della Difesa a copertura delle risorse per Roma Capitale.
Fondi ai piccoli comuni. Stanziati 45 milioni per interventi di natura sociale nei piccoli comuni in cui il rapporto tra la popolazione over 65 e il totale dei residenti è superiore al 25%. E ancora, 81 milioni vanno ai mini-enti con una forte presenza di bambini sotto i 5 anni e 42 milioni vengono destinati agli investimenti nei comuni sotto i 3.000 abitanti.
Deroghe al Patto su base regionale. Ciascuna regione potrà compensare eventuali sforamenti del patto di stabilità da parte degli enti locali siti nel proprio territorio.
Abruzzo. Maggiorati del 50% (80% per il capoluogo) i contributi ordinari per la provincia de L'Aquila e i comuni colpiti dal terremoto. Anche i municipi collocati al di fuori del «cratere» interessato dal sisma riceveranno fondi in più, ma nella misura del 20%.
Le reazioni. Il testo del decreto votato in commissione non piace però alle opposizioni e all'Anci. «Bisognava rinviare tutto alla Carta delle autonomie, non era necessario utilizzare misure d'urgenza», ha commentato il capogruppo Pd in commissione bilancio, Pierpaolo Baretta. «Si sono risolti alcuni nodi ma c'è il problema ormai generale delle coperture che emerge in ogni provvedimento: si va verso uno stallo della finanza pubblica e la questione va affrontata».
L'Anci in una nota ha espresso «forte delusione per i contenuti degli emendamenti al dl enti locali approvati in commissione sia per la parte relativa alla riduzione dei costi della politica sia per quella sul patto di stabilità e le entrate dei comuni».
Di questo passo, secondo l'Anci, «è facile prevedere che nel 2010 si assisterà ad una contrazione dei servizi e delle opere pubbliche».
FONTE: ITALIA OGGI

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