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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: SI PAGA ANCHE SUI TERRENI INCOLTI.

Anche per i terreni incolti è dovuta l'Imu. La nozione di imprenditore agricolo professionale va estesa anche alle società di persone, cooperative e di capitale. Il gettito dell'Imu va integralmente al comune per gli immobili posseduti da anziani e disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata e dai cittadini italiani residenti all'estero.
Queste sono solo alcune delle precisazioni contenute nella circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012 del dipartimento delle finanze.
Tra queste l'ampliamento del presupposto impositivo che a norma dell'art. 13, comma 2, del dl 6 dicembre 2011, n. 201, è costituito dal possesso di qualunque immobile, ivi comprese l'abitazione principale e le pertinenze della stessa.
Pertanto devono scontare l'Imu non solo i terreni agricoli, i fabbricati e le aree fabbricabili (per i quali restano ancora ferme le definizioni stabilite dall'art. 2 del dlgs 30 dicembre 1992, n. 504) ma anche gli immobili che non rientrano in tali categorie, come ad esempio, i terreni incolti.
Una conferma di ciò, si trova, peraltro, nel comma 5 dello stesso art. 13, il quale stabilisce che il valore dei terreni agricoli, anche non coltivati, posseduti e condotti da coltivatori diretti e da imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola, è costituito da quello ottenuto applicando all'ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutato del 25%, ai sensi dell'art. 3, comma 51, della legge n. 662 del 1996, un moltiplicatore pari a 110. La circolare, coerentemente precisa che per gli altri terreni agricoli, anche non coltivati, il moltiplicatore è, invece, pari a 135.
I coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali
Non solo le persone fisiche, come accadeva per l'Ici, ma anche società di persone, cooperative e di capitale possono godere del trattamento agevolato Imu.
Le norme del nuovo tributo, infatti, precisano a chiare lettere che i soggetti richiamati dall'art. 2, comma 1, lettera b), secondo periodo, del dlgs n. 504 del 1992 (e cioè gli imprenditori agricoli che esplicano la loro attività a titolo principale) sono individuati nei «coltivatori diretti e negli imprenditori agricoli professionali di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, e successive modificazioni, iscritti nella previdenza agricola».
In base a tale norma è Iap colui che dedica alle attività agricole di cui all'art. 2135 del codice civile, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricava dalle attività medesime almeno il 50% del reddito globale da lavoro.
Questa nuova definizione supera nettamente quella dettata dall'art. 58, comma 2, del dlgs. n. 446 del 1997, in base al quale «si considerano coltivatori diretti o imprenditori agricoli a titolo principale le persone fisiche iscritte negli appositi elenchi comunali e soggetti al corrispondente obbligo dell'assicurazione per invalidità, vecchiaia e malattia».
Il legislatore ha, quindi, volutamente abbandonato tale definizione a favore di un'impostazione più adeguata all'evoluzione normativa che ha caratterizzato il settore agricolo.
L'art. 13, comma 5, del dl n. 201 del 2011, come già precisato, prevede il moltiplicatore ridotto, pari a 110, va applicato anche nel caso in cui:
il terreno deve essere lasciato a riposo, ed è quindi non coltivato, in applicazione delle tecniche agricole (c.d. set aside).
Le persone fisiche, coltivatori diretti e Iap, iscritti nella previdenza agricola, abbiano costituito una società di persone alla quale hanno concesso in affitto o in comodato il terreno di cui mantengono il possesso ma che, in qualità di soci, continuano a coltivare direttamente il terreno.
Quest'ultima conclusione deriva dall'applicazione dell'art. 9 del dlgs 18 maggio 2001, n. 228, il quale stabilisce che «ai soci delle società di persone esercenti attività agricole, in possesso della qualifica di coltivatore diretto o di imprenditore agricolo a titolo principale, continuano a essere riconosciuti e si applicano i diritti e le agevolazioni tributarie e creditizie stabiliti dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso delle predette qualifiche».
L'immobile posseduto da anziani e disabili e dai cittadini italiani residenti all'estero.
La circolare ha risolto in senso favorevole per il comune una questione interpretativa sulle nuove norme introdotte dal dl n. 16 del 2012 e ha escluso che lo stato possa vantare la quota di riserva stabilita dal comma 11 dell'art. 13 del dl n. 201 del 2011.
Ciò in quanto il comune, nel «considerare direttamente adibita ad abitazione principale l'unità immobiliare» posseduta dai soggetti in questione, assoggetta automaticamente tali immobili allo stesso trattamento previsto per le abitazioni principali che sono appunto escluse espressamente dall'anzidetta quota erariale.
A completamento di tale assunto la circolare precisa che ha perso di significato, relativamente alle fattispecie in esame, la disposizione presente nel comma 11, secondo cui «le detrazioni e le riduzioni di aliquota deliberate dai comuni non si applicano alla quota di imposta riservata allo stato» che aveva, invece, un senso con l'originaria formulazione della norma.
FONTE: ITALIA OGGI

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