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NOVITÀ NORMATIVE

TRA LE CASE FANTASMA ANCHE I VECCHI RURALI.

Non ci sono le costruzioni recenti tra gli "immobili fantasma" individuati dall'agenzia del Territorio, ma anche irregolarità "secolari", spesso ignorate in buona fede dal proprietario. È uno dei profili che stanno emergendo in questi giorni, mentre i proprietari si affrettano a regolarizzare le ultime posizioni. L'operazione condotta negli ultimi anni, con la sovrapposizione delle immagini reali alle mappe catastali informatizzate, ha evidenziato le particelle sulle quali esistevano manufatti edilizi, non presenti sulla cartografia catastale e quindi mai dichiarati.
Il nuovo sistema di rilevamento, essendo basato su foto aeree, ha evidenziato anche tutti quei manufatti che, nel tempo, dopo l'approvazione del testo unico delle leggi sul nuovo catasto, Rd 8 ottobre 1931, n. 1572, relativo alla formazione del catasto geometrico particellare, per motivi diversi non erano stati rilevati dall'amministrazione del catasto.
Rientrano in questa categoria ad esempio i piccoli rustici di campagna, le tettoie, i portici aperti e così via: edifici di scarsa importanza fiscale il cui reddito era già compreso in quello dominicale dei terreni. Di conseguenza, può accadere che negli elenchi di fabbricati "fantasma", recentemente pubblicati, siano compresi manufatti costruiti anche molti decenni fa, quando l'aggiornamento delle mappe catastali veniva effettuato periodicamente dai tecnici catastali, ogni cinque anni, con le operazioni appunto definite lustrazioni.
I manufatti agricoli edificati sui terreni
La prima norma che ha istituito l'obbligo per i possessori di denunciare lo stato di cambiamento dei terreni, per l'edificazione di manufatti edilizi, è l'articolo 8, della legge 1° ottobre 1969, n. 679, paragrafo 26 e 28, mediante denuncia redatta col modello 3/SPC, da allegare a un "tipo mappale", delineato su un estratto autentico della mappa, rilasciato dell'ufficio del catasto terreni, sul quale un tecnico professionista abilitato a operare negli atti catastali, su mandato dei possessori, doveva e deve ancora oggi, rappresentare graficamente i fabbricati, oltre alle eventuali pertinenze (box, rustici, tettoie, eccetera), indicando le misure degli stessi manufatti, rispetto ai margini della particella del terreno, rappresentato sull'estratto.
A ogni manufatto, principale e pertinenziale, deve essere attribuito un nuovo numero di mappa, mentre le aree scoperte di pertinenza del fabbricato principale (ad esempio i cortili), devono essere graffate al medesimo, con un simbolo grafico simile ad una S. Invece ai giardini di pertinenza degli edifici, devono essere attribuiti autonomi numeri di mappa, ancorché vengano conteggiati, nella consistenza dei fabbricati stessi, mediante la maggiorazione della medesima, fino al massimo del 10 per cento.
I fabbricati non accatastati
Anche i fabbricati in possesso dei requisiti di ruralità oggi devono essere accatastati con rendita proposta, entro il 30 novembre 2012, ai sensi dell'articolo 13, comma 14-ter, del Dl 201/2011, convertito dalla legge 214/2011, alla quale dovrà essere allegata una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, con cui il proprietario dichiara che il fabbricato possiede i requisiti di ruralità, fin dal 1° gennaio del 2007, utilizzando il modello allegato B (fabbricato abitativo) o C (fabbricato strumentale), pubblicati col comunicato del 21 settembre 2011, dell'agenzia del Territorio, modello reperibile sul sito www.agenziaterritorio.it o presso i suoi uffici provinciali. In definitiva pertanto, può capitare che i nipoti siano costretti ad accatastare oggi, i vecchi fabbricati rurali costruiti dai nonni, ponendo rimedio alle omissioni delle generazioni precedenti.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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