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NOVITÀ NORMATIVE

LA MEDIA FRENA IL FONDO DECENTRATO.

Quota media pro-capite, in ogni caso, invariata. Sembra essere questo il diktat della Ragioneria dello Stato (circolare 16/2012) per quel che riguarda la quantificazione delle risorse destinate alla contrattazione decentrata, nel rispetto dei vincoli previsti dall'articolo 9, comma 2-bis, del Dl 78/2010. In teoria semplice, in pratica quest'operazione si rivela complicata, soprattutto nelle realtà in cui sono interessati pochi dipendenti.
Oltre che nelle migliaia di Comuni di piccole dimensioni, si può incontrare il problema in amministrazioni più grandi, per quel che riguarda il fondo dei dirigenti. Escludendo i Comuni metropolitani, sono numerosi gli enti locali dove i dirigenti non superano la decina e nei quali l'applicazione dei criteri indicati per l'attuazione del comma 2-bis può spingere il fondo verso lo squilibrio.
Pur ignorato dalle istruzioni ufficiali, è chiaro che la norma riguarda anche il fondo 2011 della dirigenza, e quindi trova il tetto nella quantificazione del 2010 e va ridotto in misura proporzionale alla diminuzione dei dirigenti in servizio. Per quest'ultima operazione, già il criterio del confronto fra la semisomma dei presenti all'1° gennaio e al 31 dicembre, nel 2011 rispetto al 2010, può comportare una riduzione delle risorse a disposizione dei dirigenti rimasti in servizio, nel caso in cui cessi dal servizio una figura dirigenziale che goda di una retribuzione di posizione e di risultato bassa.
Questo impone una riduzione, a volte significativa, della retribuzione di risultato dei dirigenti in servizio, con evidenti conseguenze negative sul clima organizzativo. In queste realtà, sarebbe auspicabile una riduzione puntuale rispetto al criterio della semisomma e non solo nel caso della dirigenza, ma anche per tutti i dipendenti.
La questione si complica ulteriormente se si ricorda che la stessa Ragioneria, nella circolare 12/2011, aveva specificato che la riduzione andava effettuata sul fondo «al netto delle somme eventualmente da destinarsi alla remunerazione degli incarichi di reggenza degli uffici temporaneamente privi di titolare».
In altri termini, il compenso per gli interim. A tale proposito, l'Aran ha da sempre sostenuto l'impossibilità di riconoscere allo stesso dirigente più retribuzioni di posizione, mentre ammette la remunerazione per tale incarico sotto forma di retribuzione di risultato. Come si concilia questo con i tagli? Viste le istruzioni, dopo, aver verificato che l'ammontare del fondo 2011 non superi quello del 2010, si dovrebbero neutralizzare le somme destinate a gratificare gli interim e, per ultimo, ridurre in base ai cessati. Ma questa procedura, numeri alla mano, peggiora ulteriormente lo squilibrio del fondo.
Per tutti i dipendenti, la salvaguardia della quota media pro capite rappresenta un problema nel momento in cui non risulta chiaro se la clausola debba riguardare le risorse nel loro complesso, come sembra dalla norma, o se vadano considerati disgiuntamente gli importi della parte stabile e di quella variabile del fondo fra le due tipologie di risorse, come sembra delineare la Ragioneria. Conseguenza di quest'ultima linea interpretativa è l'impossibilità di "conguagliare" la riduzione effettuata tra le risorse stabili e variabili, spingendo, in tal modo, le amministrazioni ad assumere comportamenti poco virtuosi, volti a limitare al massimo la misura della decurtazione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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