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NOVITÀ NORMATIVE

I SINDACI DAVANTI AD UNA SCELTA PER GLI IMMOBILI DELLE SOCIETA'.

Il peso dell'Imu per gli immobili non produttivi di reddito fondiario, quelli posseduti dai soggetti passivi Ires ed immobili locati è lasciato alle decisioni dei comuni.
È quanto dispone l'art. 13, comma 9 del decreto legge n. 201 del 2011 (dl Salva Italia) che riconosce ai comuni la semplice facoltà di ridurre l'aliquota di base dell'Imu, pari allo 0,76%, fino allo 0,4 % (e non fino allo 0,46% come la norma dispone, invece, per gli immobili in genere).
In tali casi l'aliquota Imu potrà, quindi, variare da un minimo dello 0,4% a un massimo dell'1,06%.
Molte sono le voci di dissenso sull'imposizione riservata a questi immobili.
Già nel corso dei lavori parlamentari del «salva Italia» erano sorte molte polemiche che non sono state però in grado, a differenza di quanto è avvenuto per altre fattispecie, di sfondare il muro di rigidità che era stato inizialmente eretto attorno all'art. 13 del dl n. 201 del 2011.
La questione era incentrata sul fatto che l'art. 8, comma 7 del dlgs n. 23 del 2011 (il decreto legislativo sul fisco municipale, attuativo della legge delega sul federalismo fiscale, che ha istituito l'Imu) prevedeva la riduzione per legge al 50% dell'aliquota di base per gli immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell'art. 43 del Testo unico di cui al dpr n. 917 del 1986 e per gli immobili posseduti dai soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società. Per gli immobili locati l'art. 8, comma 6, del dlgs n. 23 del 2011 disponeva ex lege la riduzione alla metà dell'aliquota ordinaria.
Con il rigore del «Salva Italia», invece, queste riduzioni di imposta stabilite dalla legge sono state tutte trasformate in potenziali riduzioni, lasciate cioè alla facoltà di scelta del comune.
È passato, quindi, all'ente locale il compito di valutare se per detti immobili, per i quali l'Imu non si sostituisce, ma si cumula alle imposte sui redditi, il carico tributario possa in qualche modo essere alleviato.
Il dramma sta nel fatto che per tali immobili è sempre dovuta la quota Imu dovuta allo stato, a norma dell'art. 13, comma 11 del dl n. 201 del 2011, che è pari alla metà dell'importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili, l'aliquota di base, che equivale a dire applicare alla base imponibile un'aliquota dello 0,38%.
È sin troppo evidente che detto compito appare assai ingrato, visto che ove il comune optasse per l'aliquota dello 0,4% ben poco sarebbe il gettito che finirebbe nelle casse del comune e cioè solo lo 0,02% visto che lo 0,38% è destinato allo Stato.
Un bell'impiccio che non fa certo sperar bene per gli immobili in questione che devono solo sperare in una ventata di sensibilità da parte degli amministratori comunali.
FONTE: ITALIA OGGI

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