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NOVITÀ NORMATIVE

IMU STATALE BOCCIATA DAL PARLAMENTO.

Sciogliere l'ambiguità dell'Imu, che contiene al suo interno sia la componente comunale sia quella erariale», aumentare i «margini di autonomia» dei Comuni e rendere più flessibili le detrazioni, affidandone la gestione ai sindaci. Il tutto da attuare in fretta, all'indomani dell'acconto di giugno e delle conseguenti informazioni "certe" sul gettito.
L'imposta sugli immobili è il cuore dell'agenda consegnata a Governo e Parlamento dalla commissione Bicamerale per il federalismo fiscale, che ieri ha approvato in modo bipartisan il documento che fa il punto sullo stato di salute della riforma. Il voto è stato occasione anche per un incidente del Governo, che, nonostante il parere contrario, si è visto approvare un emendamento in cui si chiede di allentare le sanzioni per i Comuni (sono 48) che non hanno rispettato il Patto di stabilità nel 2010.
Sul Patto, le notizie più importanti dovrebbero arrivare dalla discussione in Parlamento della riforma sulla protezione civile, dopo che la richiesta lanciata ieri dal capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini di prevedere da subito deroghe per rilanciare gli impieghi delle risorse comunali (non solo in Emilia) ha incontrato il «sì» di Pdl, Idv e Lega. Rimane, naturalmente, il nodo degli effetti che ogni intervento rischia di produrre sugli equilibri di finanza pubblica.
Nella Bicamerale di San Macuto, invece, i partiti (e in prima fila quelli della «strana maggioranza» che sostiene il Governo Monti), si sono concentrati soprattutto sull'Imu al debutto, per disegnare quella che Marco Causi (Pd), vicepresidente della commissione, definisce una «significativa base di lavoro» per l'immediato futuro. I due problemi-chiave sono quelli noti.
La presenza della «quota erariale», che di fatto ostacola la manovrabilità delle aliquote da parte dei Comuni e rende "ibrida" l'imposta, e le detrazioni fisse, uguali per tutti, che offrono sconti identici a soggetti con capacità contributive distantissime fra loro.
L'idea che emerge dal documento, in linea con le proposte avanzate anche dall'Anci nelle scorse settimane, è quella di uno "scambio" fra il fondo sperimentale di riequilibrio e l'attribuzione ai sindaci della quota di Imu ora di targa statale, anche per attuare con una parte di queste risorse la perequazione fra territori che il fondo sperimentale non ha garantito.
L'obiettivo è quello di tornare nel filone federalista abbandonato nel l'emergenza, e affidare a un accresciuto margine di manovra dei sindaci la possibilità di alleggerire il carico nei confronti dei contribuenti più deboli. Il pacchetto delle detrazioni previsto oggi (200 euro più 50 per ogni figlio) vale 4,2 miliardi ed esenta dall'imposta il 30% delle abitazioni principali, ma si disinteressa della condizione effettiva dei contribuenti: la richiesta è quella di restituire ai Comuni una quota di autonomia anche in questo campo, prevedendo meccanismi più flessibili per collegare gli sconti alle «condizioni sociali ed economiche dei contribuenti».
Il pacchetto di richieste è impegnativo anche dal punto di vista dei tempi, perché il documento approvato ieri chiede di rimettere mano all'imposta subito dopo aver chiuso i conti sulla rata di giugno.
La commissione torna poi sul complicato intreccio delle Province, chiedendo di rinviare al 31 marzo 2013 la decadenza degli organi prevista per fine 2012, per dar tempo al Parlamento di superare il disordine causato dagli interventi frettolosi degli ultimi mesi. La riforma, in base a un emendamento presentato dal l'ex ministro Linda Lanzillotta (Api), dovrà anche cancellare tutte le addizionali e sovratasse oggi in mano alle Province.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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