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NOVITÀ NORMATIVE

POSSIBILE IL RITORNO AL COLLEGIO DEI REVISORI

Danno la possibilità (non l'obbligo) di ritornare al collegio nei comuni tra 5mila e 15mila abitanti; introducono nuovi criteri di professionalità nella nomina; allungano la lista dei pareri obbligatori e introducono nuove funzioni.
Le novità in tema di revisione negli enti locali contenute nel Codice delle autonomie (approvato dal Consiglio dei ministri del 19 novembre scorso), che il Ddl anticorruzione in programma oggi al Consiglio dei ministri prova ad accelerare, sono un misto di slancio verso le problematiche aperte e di prudenza nella scelta delle soluzioni.
Dopo le polemiche per le scelte compiute con la Finanziaria 2007 (articolo 1, comma 732, legge 296/2006) di abrogare il collegio di tre membri per sostituirlo con il revisore unico, nei comuni tra i 5mila e i 15mila abitanti possono tornare i tre revisori, ma a parità di costi rispetto al revisore unico e senza ripristinare la situazione di partenza; in mancanza di norme statutarie la revisione è affidata a un solo revisore. Si ristabilisce invece il revisore unico nei comuni sotto i 5.000 abitanti.
Sui criteri di nomina, si corregge la norma che, dopo la soppressione dell'albo dei dottori commercialisti e del collegio dei ragionieri e la simultanea istituzione dell'albo unico, era entrata in contrasto. Secondo la nuova formulazione i revisori sono scelti tra gli iscritti all'ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili e tra gli iscritti al registro dei revisori contabili, sulla base di criteri individuati dallo statuto dell'ente, idonei a garantire una specifica professionalità e a privilegiare il credito formativo.
Inoltre una nuova disposizione prevede che i revisori siano eletti a maggioranza dei due terzi dei componenti del consiglio del l'ente locale, salvo diversa disciplina statutaria. Non si scioglie però il problema della terzietà: sul punto i professionisti avevano più volte evidenziato la necessità di garantire l'autonomia dei revisori anche con la nomina da parte di un'autorità indipendente, in modo da slegare i controllori dal gradimento dell'organo di governo locale.
Cresce l'elenco delle materie soggette, con le modalità stabilite dal regolamento, al parere obbligatorio dei revisori: strumenti di programmazione economico-finanziaria; modalità di gestione dei servizi e proposte di costituzione o di partecipazione a organismi esterni; proposte di ricorso all'indebitamento; proposte di utilizzo di strumenti di finanza innovativa; proposte di riconoscimento di debiti fuori bilancio e transazioni; proposte di regolamento di contabilità, economato-provveditorato, patrimonio e di applicazione dei tributi locali.
I nuovi pareri nascono dallo stesso spirito che ha informato i controlli introdotti dall'articolo 1, commi 166-168, della Finanziaria 2006, basati proprio su un rapporto collaborativo diretto fra organi di revisione e Corte dei conti. Nei pareri i revisori devono esprimere un motivato giudizio di congruità, di coerenza e di attendibilità contabile delle previsioni di bilancio e dei programmi e progetti, con eventuali suggerimenti sulle misure necessarie per assicurare l'attendibilità delle impostazioni. L'organo consiliare deve adottare i provvedimenti conseguenti oppure motivare la mancata adozione delle misure proposte.
Spuntano, infine, nuove funzioni: il controllo periodico trimestrale della regolarità amministrativa e contabile della gestione diretta e indiretta dell'ente; la verifica della regolare tenuta della contabilità, della consistenza di cassa e dell'esistenza dei valori e dei titoli di proprietà. Si arricchisce così di nuovi tasselli il fenomeno dell'ampliamento dei compiti e delle responsabilità assegnati all'organo di revisione (da ultimo in tema di servizi pubblici, incarichi, personale). Nessuna novità invece in merito ai compensi; tarda, infatti, ad arrivare l'aggiornamento triennale del decreto (l'ultimo è del 20 maggio 2005) con cui vengono fissati i limiti massimi della paga base spettante ai revisori.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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