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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: NIENTE SANZIONI E INTERESSI SOLO SE VI E' INCERTEZZA OGGETTIVA.

I contribuenti non sono tenuti a pagare sanzioni e interessi per il versamento dell'acconto Imu solo se gli errori vengono commessi in seguito all'incertezza oggettiva delle norme di legge e sono il frutto della confusione normativa sul corretto adempimento degli obblighi tributari.
Tutti i contribuenti, dunque, sono tenuti a rispettare la data di scadenza per il pagamento dell'imposta fissata per il 18 giugno. In caso di difficoltà legate al pagamento nei termini di legge, è opportuno che gli interessati provvedano al ravvedimento operoso pagando, oltre al tributo dovuto, gli interessi e una mini sanzione.
L'infelice formulazione della norma di legge (articolo 13, comma 12-bis del decreto »salva Italia», 201/2011) può infatti indurre in errore, laddove prevede espressamente che «Per l'anno 2012, il pagamento della prima rata dell'imposta municipale propria è effettuato, senza applicazione di sanzioni e interessi, in misura pari al 50 per cento dell'importo ottenuto applicando le aliquote di base e la detrazione previste dal presente articolo; la seconda rata è versata a saldo dell'imposta complessivamente dovuta per l'intero anno con conguaglio sulla prima rata».
Anche la circolare ministeriale (3/2012) ha messo in guardia i contribuenti, segnalando di porre attenzione a questa disposizione che non autorizza affatto comportamenti anarchici, posti in essere in deroga alle regole. Secondo l'interpretazione ministeriale l'esclusione di sanzioni e interessi, nel rispetto del principio della tutela dell'affidamento e della buona fede sancito dallo Statuto del contribuente, si applica «nel caso in cui le novità recate dai criteri di calcolo e di versamento dell'Imu, per l'anno 2012, abbiano comportato errori del contribuente» determinati da oggettive condizioni di incertezza delle norme fiscali.
«Ovviamente, al di fuori di detti casi, il mancato pagamento delle rate dell'imposta determina l'applicazione delle disposizioni in tema di sanzioni amministrative tributarie». Per esempio, si commette un errore nel quantificare l'imposta, che ha una sua giustificazione. Oppure il versamento viene effettuato in misura maggiore rispetto al dovuto allo stato o al comune, in relazione alle rispettive quote (50%).
Qualora l'amministrazione comunale dovesse contestare delle violazioni e irrogare le relative sanzioni, il contribuente può impugnare l'atto impositivo dimostrando di essere stato indotto in errore. Di recente, la Cassazione (sentenza 4031/2012) ha affermato che il giudice tributario non deve annullare d'ufficio le sanzioni irrogate dal comune al contribuente per incertezza oggettiva sul significato della legge, in mancanza di un'espressa richiesta. Spetta all'interessato provare che la violazione è stata commessa in seguito alla confusione normativa sul corretto adempimento degli obblighi tributari e dimostrare quali siano gli elementi positivi di confusione che hanno determinato obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione di una normativa, la quale deve comunque contenere una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento appaia concettualmente difficoltoso per l'equivocità del loro contenuto.
Del resto, l'articolo 6 del decreto legislativo 472/1997 dispone che non sia punibile l'autore della violazione quando essa è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione di una norma di legge oppure da indeterminatezza delle richieste di informazioni o dei modelli per la dichiarazione e per il pagamento. Dunque, assume rilevanza l'errore di diritto determinato dall'obiettiva incertezza sul significato della legge. Il contribuente non può essere sanzionato solo se l'ignoranza della legge sia inevitabile (Commissione tributaria provinciale di Avellino, sezione quinta, sentenza 73/2004).
L'incertezza rileva anche nei casi in cui nulla può essere rimproverato al cittadino per non aver osservato la legge. L'articolo 10 della legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente), inoltre, stabilisce che i rapporti tra contribuente e amministrazione debbano essere improntati al principio della collaborazione e della buona fede. Non sono irrogate sanzioni al contribuente qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell'amministrazione, ancorché successivamente modificate, o se il suo comportamento risulti posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni o errori dell'amministrazione stessa.
FONTE: ITALIA OGGI

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