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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: ANCHE IL TERRENO INCOLTO PAGA.

L'imponibilità dei terreni incolti può comportare problemi notevoli per l'Imu nella stragrande maggioranza dei comuni italiani classificati come montani o collinari. Con una modifica di non immediata evidenza, l'articolo 13, comma 2 del Dl 201/11 ha previsto che il presupposto dell'Imu è costituito dal possesso di «immobili» e non più, come prevedeva nell'Ici l'articolo 1, comma 2 del Dlgs 504/92, di fabbricati, aree fabbricabili o terreni agricoli.
Come correttamente evidenziato dal ministero delle Finanze nella circolare 3/DF, il riferimento generale agli immobili comporta l'applicabilità dell'Imu anche ai terreni non utilizzati per attività agricole (terreni incolti) o su cui le attività agricole sono esercitate in forma non imprenditoriale (i cosiddetti orticelli) o ai terreni, diversi dalle aree fabbricabili e non pertinenziali ai fabbricati, su cui si esercitano attività diverse da quelle agricole (come cave e depositi di materiali).
Il richiamo dello stesso comma 2 dell'articolo 13 (che mantiene ferme nell'Imu le definizioni dell'articolo 2 del Dlgs 504/92) non può essere interpretato nel senso di escludere dalla nuova imposta gli immobili non individuati da quest'ultimo articolo, in quanto tale interpretazione sarebbe incompatibile col primo capoverso del comma 2.
Ma nella circolare il Ministero non ha tenuto conto del fatto che il problema assume una connotazione completamente diversa nei comuni di aree montane o di collina, delimitate ai sensi dell'articolo 15 della legge 984/77, nei quali i terreni agricoli continuano a risultare esenti anche dall'Imu.
Ritenere infatti che quelli incolti siano soggetti a Imu in comuni in cui nemmeno i terreni agricoli lo sono appare paradossale. Occorre quindi, aldilà dei numeri in gioco (che in certe situazioni potrebbero comunque essere di rilievo, a fronte dell'applicazione dell'aliquota del 7,6 per mille e del moltiplicatore 135, senza le agevolazioni per i terreni agricoli), un espresso chiarimento da parte dal Ministero, se non addirittura del legislatore.
Se è vero che quella riservata ai terreni agricoli è una agevolazione legata alla volontà del Legislatore di tutelare il loro utilizzo ai fini agricoli, che non sussiste invece con riferimento ai terreni incolti, appare in ogni caso difficile sostenere che al l'esenzione dei terreni agricoli possa accompagnarsi, nelle zone montane e collinari, l'imposizione di terreni (come i boschi o le pietraie di montagna), caratterizzati in buona parte dei casi da una sostanziale inutilizzabilità e che verrebbero assoggettati a imposta sulla base dell'aliquota ordinaria, versando quindi l'imposta oltre che al Comune anche allo Stato.
Ove si consideri infatti che i Comuni rientranti in tale agevolazione, individuati nell'elenco allegato alla circolare delle Finanze n. 9/1993 (la cui validità ai fini Imu è stata confermata nella stessa circolare 3/DF), sono 6.103 su poco meno di 8.100 Comuni in tutta Italia, appare evidente che tale problema investe la maggior parte degli Enti locali, a fronte del completo revirement effettuato dal Legislatore.
Sotto questo profilo, il problema assume inoltre un risvolto ulteriore, ove si consideri che tali terreni, se di proprietà del Comune su cui insistono, non verrebbero assoggettati a imposta, nemmeno per quanto riguarda la quota statale, in applicazione dell'articolo 13, comma 11 del Decreto Monti, secondo la quale «non è dovuta la quota di imposta riservata allo Stato per gli immobili posseduti dai Comuni nel loro territorio», mentre risulterebbero al contrario imponibili ove fossero di proprietà del Demanio, che dovrebbe versare la quota d'imposta dovuta al Comune (mentre più dubbia è la debenza della quota statale), non essendo sostenibile che tali terreni possano essere considerati esenti, in quanto destinati allo svolgimento di una attività istituzionale.
Anche sotto questo profilo, appare quindi evidente che la scelta di considerare imponibili tutti gli immobili, tra cui i terreni incolti, comporta delle conseguenze non previste, che rischiano di determinare l'ennesimo cortocircuito normativo.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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