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NOVITÀ NORMATIVE

DECRETO SULLA CRESCITA: LE PP.AA. DOVRANNO ESSERE TRASPARENTI.

La via maestra per la crescita? La massima trasparenza su come la pubblica amministrazione e gli enti locali spendono i propri soldi. Ministeri, regioni, province e comuni, nessuno escluso, dovranno pubblicare sul proprio sito internet i dati relativi ai finanziamenti pubblici e agli incentivi erogati alle imprese, nonché le somme pagate per prestazioni, consulenze, servizi e appalti quando l'importo supera i 1.000 euro. E dal 2013 la pubblicazione sul web costituirà un requisito essenziale delle prestazioni.
L'obiettivo che il governo Monti persegue nel decreto crescita, atteso oggi in consiglio dei ministri, è ambizioso: realizzare quella trasparenza delle spesa (open government) che è una realtà consolidata nei paesi scandinavi, negli Usa e nel Regno Unito e che «permette ai cittadini un controllo generale e continuo nella gestione dei fondi pubblici».
Per questo diventerà obbligatorio per le p.a. pubblicare su internet tutte le somme erogate a imprese e professionisti.
Come spiega la relazione tecnica al decreto legge, l'obbligo riguarda la concessione di vantaggi economici in senso lato e dunque sovvenzioni, contributi, sussidi finanziari, ma anche corrispettivi e compensi a persone per forniture, servizi, incarichi e consulenze. I dati dovranno essere caricati su internet in formato tabellare accessibile in modo semplice ai motori di ricerca.
Le amministrazioni dovranno indicare il nome del soggetto beneficiario e i suoi dati fiscali, l'importo, la norma o il titolo a base dell'attribuzione, l'ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento amministrativo e le modalità seguite per l'individuazione del beneficiario. Dovrà inoltre essere indicato un link al progetto selezionato, al curriculum del soggetto incaricato, nonché al contratto e capitolato della prestazione, fornitura o servizio. Come detto, la pubblicazione dei dati su internet costituirà condizione legale di efficacia del beneficio.
L'inadempimento dovrà essere rilevato d'ufficio dagli organi dirigenziali e di controllo sotto la propria diretta responsabilità. Non solo. La mancata pubblicazione potrà essere denunciata anche dal beneficiario del contributo o del pagamento e anche da chiunque altro vi abbia interesse «ai fini del risarcimento del danno da parte dell'amministrazione, mediante azione davanti al tribunale amministrativo regionale».
Servizi pubblici locali. Il decreto crescita alleggerisce gli adempimenti burocratici per facilitare la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Ma a farne le spese è l'Antitrust che vede sensibilmente ridotti i propri poteri.
La delibera quadro con cui i comuni devono giustificare la mancata apertura al mercato e il mantenimento di diritti di esclusiva andrà trasmessa all'Authority solo se il valore del servizio da assegnare senza gara supera i 200 mila euro (la stessa soglia per gli affidamenti diretti in house). Il parere dell'Antitrust, inoltre, non costituirà più una condicio sine qua non per l'adozione della delibera. E varrà il principio del silenzio-assenso: in caso di mancata risposta entro il termine di 60 giorni, il parere dell'organismo presieduto da Giovanni Pitruzzella si intenderà favorevolmente acquisito.
La delibera quadro potrà comunque essere adottata trascorsi 90 giorni dalla trasmissione all'Antitrust. Le novità intervengono a modificare la disciplina delle liberalizzazioni delle utility riscritta dal governo Berlusconi con la manovra di Ferragosto 2011 (l'intervento si rese necessario a seguito dell'abrogazione delle norme previgenti a opera dei referendum).
E puntano, come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, a «semplificare le procedure relative all'approvazione della delibera quadro, quando non strettamente necessaria ai fini della promozione della concorrenza».
Federalismo demaniale, le miniere dalle province alle regioni. Lo schema di decreto interviene anche a correggere il dlgs sul federalismo demaniale (n. 85/2010) rimasto finora sulla carta per la mancata approvazione dei dpcm attuativi. Le miniere, originariamente attribuite alle province anche se queste non hanno alcuna competenza in materia, vengono trasferite al patrimonio indisponibile delle regioni a cui la riforma del Titolo V ha attribuito la competenza legislativa e gestionale in materia.
FONTE: ITALIA OGGI

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