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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: COME CALCOLARE L'IMPOSTA SUI FABBRICATI "D".

Per i fabbricati posseduti delle imprese classificabili nella categoria D l'Imu si paga sul valore contabile fino a quando non sono accatastati. Solo dal momento in cui viene attribuita la rendita catastale la base imponibile è costituita dai costi di acquisizione e incrementativi contabilizzati, ai quali vanno applicati dei coefficienti stabiliti annualmente con decreto del ministro delle finanze.
Per l'anno in corso, il coefficiente di aggiornamento è stato fissato nella misura di 1,03 con decreto ministeriale del 5 aprile 2012. L'articolo 5, comma 3 del decreto legislativo 504/1992, richiamato dall'articolo 13 del dl «salva Italia” (201/2011), prevede che per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D (opifici, alberghi, istituti di credito e assicurativi, teatri, cinematografi e via dicendo), posseduti dalle imprese e distintamente contabilizzati, fino all'anno nel quale i medesimi sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita, il valore è determinato, alla data di inizio di ciascun anno solare ovvero, se successiva, alla data di acquisizione, secondo il criterio contabile.
Il valore dell'immobile determinato in base alle scritture contabili ha efficacia fino alla fine dell'anno d'imposta nel corso del quale viene attribuita la rendita catastale oppure viene annotata al catasto la rendita proposta, con l'osservanza della procedura prevista nel decreto del ministro delle finanze 701/1994.
Quindi, dal momento in cui viene attribuita la rendita o risulta al catasto la rendita proposta, il valore del fabbricato deve essere determinato non più con riguardo ai costi contabilizzati bensì in base al valore catastale, ma soltanto a decorrere dall'anno di imposta successivo a quello nel corso del quale l'immobile risulta provvisto di rendita.
Il valore dichiarato dal contribuente, sulla base delle scritture contabili, non dovrebbe essere peraltro un valore presunto, da cui possa scaturire la compensazione con il tributo che risulti dovuto, maggiore o minore, a seguito dell'attribuzione della rendita catastale. Tra l'altro il ministero delle finanze, con la risoluzione 35 del 1° marzo 1999, ha sostenuto che il passaggio dal valore contabile a quello catastale non comporta il recupero dell'imposta da parte del comune per gli anni pregressi, né dà diritto al contribuente di richiedere i rimborsi d'imposta, qualora risulti un maggiore o minore valore catastale dell'immobile rispetto a quello contabile.
Tuttavia, non è stata univoca nel corso di questi ultimi anni la posizione della giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, sugli effetti che produce la rendita catastale. E cioè se una volta attribuita ai fabbricati di categoria D ha carattere costitutivo o dichiarativo, e quindi retroattivo.
Con diverse sentenze la Cassazione aveva affermato il principio che il provvedimento di attribuzione della rendita catastale per gli immobili posseduti dalle imprese avesse natura dichiarativa e non costitutiva, con efficacia retroattiva e applicazione anche ai periodi precedenti, fino all'epoca della presentazione dell'istanza di accatastamento. È stato infatti riconosciuto il diritto a richiedere il rimborso dell'imposta versata sulla base delle scritture contabili, sin dal momento in cui i contribuenti avessero fatto l'istanza di accatastamento. Naturalmente, sempre che la rendita catastale avesse comportato il pagamento di una somma minore.
La Cassazione, però, è tornata sui propri passi allineandosi a quanto stabilito dalla Corte costituzionale (sentenza 67/2006). Con la pronuncia 27062/2009 ha affermato che nel regime ordinario gli immobili del gruppo D rientrano solo dopo l'attribuzione della rendita. Il provvedimento catastale ha natura costitutiva e non dichiarativa. Questo comporta che non ha efficacia retroattiva e non si applica per i periodi precedenti all'attribuzione della rendita, in relazione ai quali trova applicazione il solo criterio del valore fissato sulla base dei costi contabili.
Infine, sono intervenute sulla questione le Sezioni unite della Cassazione (sentenza 3160/2011), secondo cui fin dall'istanza di accatastamento da parte del proprietario la base imponibile dell'immobile deve essere determinata attraverso la capitalizzazione della rendita che sarà successivamente attribuita e se questa comporta un esborso del tributo inferiore a quello calcolato sul valore contabile, sorge per il proprietario-contribuente il diritto a ottenere il rimborso di quanto versato in eccesso entro il termine di decadenza quinquennale fissato dalla legge.
FONTE: ITALIA OGGI

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