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NOVITÀ NORMATIVE

CHI SFORA IL PATTO CUMULA LE SANZIONI

In caso di accertamento «ritardato» del mancato rispetto del Patto di stabilità interno, le sanzioni si applicano nell'anno successivo a quello in cui la violazione è stata riscontrata, cumulandosi con quelle previste per le inadempienze commesse nel medesimo anno.
Per gli enti che non hanno rispettato l'obiettivo 2011 si applica ancora la clausola di salvaguardia che limita il taglio del fondo sperimentale di riequilibrio al 3% delle entrate correnti registrate nell'ultimo consuntivo.
Il doppio chiarimento arriva dalla risposta fornita dal Mef ad alcuni quesiti posti dal comune di Alessandria.
Tale ente è andato fuori Patto sia nel 2010 che nel 2011.
La prima violazione, tuttavia, è stata accertata dalla Corte dei conti solo nel corso dell'esercizio 2011 e, quindi, la sanzione principale per gli inadempienti (ovvero la riduzione del Fsr) non ha potuto essere applicata lo scorso anno. In tal caso, la normativa (art. 31, comma 28, della legge 183/2011) prevede che il taglio sia applicato nell'anno successivo a quello dell'accertamento (ovvero, nella fattispecie, nel 2012).
Il problema è che Alessandria è soggetto quest'anno anche ad un ulteriore taglio del a causa dello sforamento del Patto 2011. Il comune chiedeva, quindi, di «spalmare» la sanzione complessivamente a suo carico su due esercizi (2012 e 2013), ma il Mef ha risposto negativamente.
Le sanzioni, pertanto, si cumulano nello stesso esercizio, senza alcuna possibilità di rateizzazione (cfr, in senso analogo, anche il parere della Corte dei conti Lombardia n. 601/2011). Si ricorda che, in caso di incapienza del Fsr, gli enti sanzionati sono tenuti a versare all'entrata del bilancio dello stato le somme residue (art. 7, comma 2, del dlgs 149/2011).
Il secondo quesito riguardava l'efficacia temporale dell'art. 4, comma 12-bis, del dl 16/2012, che ha aggravato la sanzione principale a carico di chi non rispetta il Patto, eliminando la clausola di salvaguardia che finora ha contenuto il taglio del fsr entro il 3% delle entrate correnti registrate nell'ultimo consuntivo.
La novella non chiariva se tale modifica fosse retroattiva e quindi applicabile già alle violazioni del Patto 2011, ovvero solo a quelle commesse a partire dal 2012. Il Mef sposa la tesi più favorevole agli enti (e più ragionevole, visto il generale principio di irretroattività della legge), affermando che l'abrogazione del tetto del 3% riguarda solo chi sfora il Patto a partire da quest'anno.
FONTE: ITALIA OGGI

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