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NOVITÀ NORMATIVE

ADDIZIONALE IRPEF COMUNALE: VIETATA LA NO-TAX AREA.

La proroga al 31 agosto del termine per adottare i bilanci concede ai sindaci altri due mesi di tempo per intervenire sul l'addizionale comunale Irpef, passando dall'aliquota zero direttamente allo 0,8% oppure spaziando all'interno di tale intervallo a seconda del gettito che si vuole realizzare.
La legge 148/2011 consente di introdurre aliquote "differenziate" in relazione agli scaglioni di reddito corrispondenti a quelli stabiliti per l'Irpef statale, quindi è venuto meno l'obbligo dell'aliquota unica per l'addizionale.
La disposizione ha inizialmente creato alcuni dubbi sul corretto funzionamento delle aliquote diversificate, se applicabili a "scaglioni" (come l'Irpef nazionale) oppure a "classi" (il livello del reddito decide l'aliquota da pagare). Per esempio, se il Comune applica lo 0,2% fino a 15mila euro di reddito, lo 0,4% fino a 28mila, lo 0,6% fino a 55mila, lo 0,7% fino a 75mila e lo 0,8% sopra questa soglia, chi dichiara 40mila euro pagherà 154 euro nel primo caso (a scaglioni) oppure 240 euro nel secondo (lo 0,6% di 40mila).
Il nodo è stato sciolto dal Dl 201/2011, che ha precisato che l'istituzione di più aliquote può avvenire «utilizzando esclusivamente gli stessi scaglioni di reddito stabiliti, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, dalla legge statale, nel rispetto del principio di progressività». Le aliquote scaglionate devono quindi funzionare come l'Irpef nazionale.
Di conseguenza, i Comuni che intendono mantenere un sistema proporzionale – applicando magari lo 0,6% a tutto il reddito – sono costretti a rimanere con un'aliquota unica, dato che il passaggio alle aliquote differenziate comporta l'applicazione del criterio progressivo, più penalizzante per gli enti locali. Per verificare i margini dell'operazione è comunque possibile simulare l'introito dell'addizionale accedendo al l'area riservata sul portale del dipartimento delle Finanze.
Gli amministratori locali dovranno tuttavia fare attenzione, perché l'opzione delle aliquote differenziate è particolarmente insidiosa e potrebbe costituire oggetto di rilievi ministeriali sino all'impugnazione della delibera davanti al Tar. Per applicare correttamente il principio di progressività è in primo luogo necessario che a reddito più alto segua una tassazione maggiore.
Inoltre, se il Comune dispone l'esenzione fino a 15mila euro di reddito, deve comunque prevedere un'aliquota per il primo scaglione, altrimenti si creerebbe una fascia di no tax area, cioè una vera e propria franchigia vietata dalla norma. In pratica, prendendo come riferimento le aliquote dell'esempio precedente, il contribuente che dichiara 14mila euro non dovrà pagare nulla in quanto esente, mentre chi dichiara 16mila euro dovrà pagare 34 euro di addizionale e non già 4 euro (applicando l'aliquota dello 0,2% sui primi 15mila euro e dello 0,4% sugli ultimi mille).
I principali rilievi del ministero dell'Economia e delle Finanze sono stati effettuati proprio sulle aliquote differenziate, riguardanti tutti quei Comuni che avevano mantenuto la medesima aliquota per due o più scaglioni di reddito diversi, marchiati nel l'elenco ministeriale con la dicitura «rilievo del dipartimento delle finanze».
Nel grafico sono riportate alcune fattispecie concrete di errori e le relative correzioni apportate dai Comuni interessati. L'orientamento ministeriale è stato peraltro confermato dalle prime pronunce dei giudici amministrativi, tra cui si segnala l'ordinanza n. 193 del 15 marzo 2012 del Tar Piemonte, che ha sospeso l'efficacia di una delibera comunale che aveva mantenuto la medesima aliquota per due scaglioni di reddito diversi.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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