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NOVITÀ NORMATIVE

SPENDING REVIEW: NEI COMUNI ASSUNZIONI RIDOTTE FINO AL 2015

Nuovo colpo di freno sul turn over negli enti locali, che era stato appena allargato con il decreto sulle «semplificazioni fiscali», e cambio di regole per le funzioni fondamentali e la loro gestione associata nei 5.682 Comuni con meno di 5mila abitanti.
La bozza di decreto sulla spending review torna in primo luogo sulle facoltà assunzionali dei Comuni, cancellando del tutto (in via transitoria) la possibilità per le Province di sottoscrivere contratti a tempo indeterminato: i sindaci, invece, per i prossimi due anni e mezzo non potranno dedicare alle assunzioni più del 20% dei risparmi ottenuti con le cessazioni dell'anno precedente, e l'indicatore sale al 50% nel 2015 e al 100% nel 2016.
Il ritocco non cancella però le regole più leggere per polizia locale, istruzione pubblica e settore sociale, le cui assunzioni vengono conteggiate al 50% nei calcoli sui limiti del turn over: per la prima volta, una forma di turn over (all'80%) viene prevista anche per i segretari comunali.
Una tagliola in più viene invece inserita per le Regioni fuori linea: quando la loro spesa di personale supererà del 20% il rapporto medio nazionale con la spesa corrente, le possibilità di assunzione saranno dimezzate. La norma scritta nella bozza non fa distinzioni fra Regioni ordinarie e speciali, e potrebbe mettere nel mirino casi classici di super-spesa come quello della Sicilia.
Cambio di rotta anche per le regole chiamate a razionalizzare la rete dei quasi 6mila mini-Comuni italiani, dopo che i precedenti tentativi di imporre le gestioni associate si erano incagliati sulle complicazioni operative e sulle conseguenti proroghe. Il primo effetto della riscrittura è un nuovo mini-rinvio, perché la scadenza per gestire in forma associata le prime funzioni, ora fissata al 30 settembre, viene spostata al prossimo 1° gennaio.
La bozza di decreto riscrive l'elenco dei core business comunali, che in un elenco di 9 voci (prima erano 6) vanno a comprendere anche tutti i «servizi pubblici di interesse generale», il catasto (tranne la parte statale) e le attività comunali di protezione civile.
I Comuni da mille a 5mila abitanti (3mila in montagna) dovranno gestire in forma associata almeno tre funzioni entro il 1° gennaio, e tutte le altre dal 2014, in bacini di almeno 10mila amministrati.
Per i Comuni sotto i mille abitanti (sono 1.948 in Italia) viene invece sostanzialmente confermato l'obbligo di mettere insieme tutte le funzioni fondamentali in Unioni di Comuni o, in alternativa, in convenzioni.
Qualche novità di peso arriva anche per i bilanci: viene prorogato al 10 settembre il termine per avviare lo scambio di «spazi finanziari» all'interno del Patto di stabilità orizzontale, in cui i Comuni meno in difficoltà possono cedere quote a quelli che non riescono a rispettare gli obiettivi. Nei preventivi, poi, va previsto un fondo di svalutazione pari almeno al 25% delle entrate previste ma non riscosse da 5 anni (residui attivi), e al rendiconto andrà allegato un prospetto sui debiti e crediti fra ente e partecipate. Rafforzato infine l'obbligo di pagamento dei debiti certificati alle imprese, anche se la novità non pare del tutto coordinata con i decreti pubblicati martedì in Gazzetta.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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