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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: IL MINISTERO FORNISCE LE LINEE GUIDA PER I REGOLAMENTI

Il regolamento comunale sull'Imu deve precisare le nozioni di abitazione principale e relative pertinenze, fabbricato, area edificabile e terreno agricolo. E per i terreni, deve operare una distinzione tra quelli agricoli, anche non coltivati, che siano posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli e tutti gli altri terreni.

Il dipartimento delle finanze del ministero dell'economia detta le linee guida per delibere e regolamenti che i comuni possono approvare o modificare entro il prossimo 30 settembre. Oltre a predisporre uno schema di regolamento, il ministero ha fornito indicazioni agli enti sulla corretta applicazione delle norme contenute nell'articolo 13 del decreto Monti (201/2011) che a partire da quest'anno ha anticipato l'Imu in via sperimentale.

Le regole da seguire per il corretto esercizio del potere regolamentare hanno riguardato, tra l'altro, le definizioni di abitazione principale e pertinenze, la qualificazione giuridica delle aree edificabili e la decorrenza degli effetti per il pagamento del tributo, nonché i criteri per la tassazione dei terreni agricoli e incolti.

Abitazione principale. In primo luogo, il regolamento comunale deve precisare le nozioni di abitazione principale e relative pertinenze, fabbricato, area edificabile e terreno agricolo. La qualificazione giuridica di abitazione principale e pertinenza è quella contenuta nell'articolo 13. Secondo il ministero, i requisiti per fruire del trattamento agevolato su questi immobili sono piuttosto rigidi.

Occorre infatti che i componenti del nucleo familiare abbiano fissato nell'immobile la residenza anagrafica e la dimora abituale. Infatti, la norma ha fornito una nuova definizione della nozione di abitazione principale, prevedendo che si intende come tale l'unità immobiliare nella quale il contribuente e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni si applicano per un solo immobile. Per pertinenze dell'abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un'unità pertinenziale per ciascuna delle suddette categorie catastali, anche se iscritte in catasto unitamente all'immobile adibito ad abitazione.

Per queste unità immobiliari è prevista l'applicazione di una aliquota ridotta del 4 per mille, che i comuni possono aumentare o diminuire di 2 punti percentuali, e una detrazione di 200 euro, che può essere maggiorata di 50 euro per ogni figlio che risieda anagraficamente e dimori abitualmente nell'immobile, fino a un massimo di 400 euro, al netto della detrazione ordinaria. A condizione che il figlio non abbia compiuto i 26 anni d'età.

Aree edificabili. La nozione di are edificabile, invece, è quella che si ricava dalla disciplina Ici, tenuto conto però della norma di interpretazione autentica (articolo 36 del dl 223/2006), in base alla quale è sufficiente per la tassabilità l'adozione del piano regolatore generale da parte del consiglio comunale, a prescindere dall'approvazione della regione e dall'adozione di strumenti attuativi.

Il regolamento deve poi specificare che non sono considerati fabbricabili i terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, anche se hanno questa qualificazione in base agli strumenti urbanistici. E l'agevolazione spetta anche nelle ipotesi in cui le persone fisiche, coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, abbiano costituito una società di persone alla quale hanno concesso in affitto o in comodato il terreno di cui mantengono il possesso, ma che coltivano direttamente in qualità di soci. Peraltro, non viene meno il beneficio sull'intero bene se posseduto da diversi agricoltori, ma condotto solo da uno di essi.

Terreni agricoli e incolti. Per i terreni, fa rilevare il ministero, il regolamento deve operare una distinzione tra quelli agricoli, anche non coltivati, che siano posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli e tutti gli altri terreni. Nel primo caso va fissato il valore in quello ottenuto applicando all'ammontare del reddito dominicale risultante in catasto (vigente al 1° gennaio dell'anno di imposizione), rivalutato del 25 per cento, un moltiplicatore pari a 110. Mentre per gli altri terreni agricoli, e per quelli non coltivati, il moltiplicatore è pari a 135.

Per l'Imu, infatti, la novità è rappresentata dal fatto che sono soggetti a imposizione anche i terreni incolti che prima erano esclusi dal campo di applicazione dell'Ici. Oltre ai terreni agricoli la nuova imposta colpisce i terreni diversi da quelli fabbricabili e da quelli utilizzati per l'esercizio delle attività agricole. Dunque, anche quelli coltivati in modo occasionale.

Del resto l'articolo 9 del decreto legislativo 23/2011, istitutivo dell'imposta municipale, prevede che sono soggetti al prelievo i terreni. Pertanto, scontano la nuova imposta locale gli appezzamenti sui quali sono esercitate attività agricole solo occasionalmente, in forma non imprenditoriale, quelli coltivati senza alcuna struttura organizzativa (i cosiddetti «orticelli») e i terreni incolti o che risultano normalmente inutilizzati.

Terreni agricoli, secondo la definizione contenuta nell'articolo 2135 del Codice civile, sono quelli utilizzati per l'esercizio dell'attività agricola, ovvero la coltivazione del fondo, la silvicoltura, l'allevamento animali e le attività connesse.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

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