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NOVITÀ NORMATIVE

UNIONI O CONVENZIONI: ANCHE GLI ENTI PIU' PICCOLI POSSONO SCEGLIERE.

I piccoli comuni devono gestire le funzioni fondamentali tramite unioni di comuni o convenzioni; anche i municipi di dimensioni più ridotte, cioè quelli fino a 1.000 abitanti, devono rispettare tale vincolo e non sono necessariamente soggetti all'obbligo di dare vita ad una specifica unione. Questa rimane per essi solamente come una possibilità che può essere esercitata in alternativa alla partecipazione ad unioni ordinarie ed a convenzioni.
Può essere così riassunta, riprendendo la prima nota di lettura dell'Anci, la novità di maggiore rilievo apportata dal dl n. 95/2012 alla gestione associata.
Novità che invece è ridimensionata dal dossier del servizio studi del Senato, il quale ritiene che questa disposizione «riguarda i comuni fino a 5 mila abitanti ma sopra i 1.000», ma chiarisce anche che questa possibilità è «alternativa» a quelle previste per tutti i comuni tenuti all'obbligo della gestione associata. La indicazione dell'Anci è da condividere pienamente perché riassume la novità della disposizione, che altrimenti sarebbe solamente un inutile restyling delle precedenti disposizioni ed in quanto si base sulle scelte espressamente contenute nei commi 1 e 2 dell'articolo 19 del decreto sulla cd spending review.
La scelta della adesione dei comuni fino a 1.000 abitanti a una unione ordinaria o ad una convenzione per la gestione delle sole funzioni fondamentali può essere esercitata entro i termini previsti dal decreto: ricordiamo che esse devono essere gestite in modo associato entro il 2013 per tutte ed entro il 2012 per almeno 3.
Il nuovo testo infatti si limita a prevedere, nella riscrittura del comma 28 dell'articolo 14 del dl n. 78/2010, che tutti i comuni fino a 5 mila abitanti, soglia che per quelli montani cala a 3 mila abitanti e che può dalle regioni essere modificata, anche in diminuzione, debbano gestire in forma associata tutte le funzioni fondamentali.
Da sottolineare che le funzioni fondamentali sono riscritte dal legislatore (si veda pezzo in pagina) con variazioni assai significative, tra cui basta ricordare il passaggio da una logica meramente finanziaria a una attenta agli aspetti istituzionali, definizione che è interamente ripresa dall'emendamento presentato dai relatori in senato al nuovo codice delle autonomie.
Da sottolineare che viene formalmente superato l'autonomo vincolo della gestione associata della funzione Ict, cioè della società dell'informazione, peraltro prevista in modo da raggiungere la soglia minima di 30 mila abitanti, in quanto la attivazione della gestione associata delle funzioni fondamentali con tecnologie informatiche, è giudicata sufficiente.
Con il successivo comma 28-bis viene previsto che per i comuni fino a 1.000 abitanti rimanga in piedi la opzione della gestione associata mediante una specifica unione, che ricordiamo sarà soggetta ai vincoli del patto di stabilità a partire dal 2014. Assoggettamento da cui sfuggono invece le unioni ordinarie, cioè quelle disciplinate dal novellato articolo 32 del dlgs n. 267/2000.
Le convenzioni, ivi comprese quelle a cui aderiscono i comuni con meno di 1.000 abitanti, sono soggette ad una condizione sospensiva: devono dimostrare al termine della loro durata, che è fissata in almeno un triennio che hanno consentito di raggiungere «significativi livelli di efficacia ed efficienza nella gestione», sulla base di parametri che saranno individuati dal ministro dell'interno con un proprio decreto, sentita la Conferenza stato-città.
Da sottolineare che per esse non viene fissata una soglia minima obbligatoria di abitanti. I comuni fino a 1.000 abitanti hanno la possibilità di dare vita ad una unione di comuni per la gestione in forma associata non solo delle funzioni fondamentali, ma di «tutte le funzioni e tutti i servizi pubblici loro spettanti sulla base della legislazione vigente». A queste unioni, che saranno disciplinate da una normativa diversa da quelle che si applicano alle unioni ordinarie, possono aderire anche comuni più grandi, i quali potranno scegliere tanto di delegare solo le funzioni fondamentali, quanto di delegare tutte le proprie attività.
FONTE: ITALIA OGGI

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