PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

ALLO STUDIO MODIFICHE PER INTRODURRE UN FONDO SVALUTAZIONE SOFT.

L'operazione pulizia sui conti degli enti locali potrebbe essere graduale. Nel mirino ci sono i residui attivi (i crediti non riscossi dagli enti ma contabilizzati ugualmente per far quadrare i bilanci nonostante molto spesso siano di vecchia data e senza più alcuna possibilità di essere recuperati, ndr) contro cui il decreto legge sulla spending review (dl n. 95/2012) ha dichiarato guerra.
Prevedendo che già a decorrere dall'esercizio finanziario 2012, le amministrazioni debbano iscrivere nei preventivi un fondo svalutazione crediti non inferiore al 25% dei residui attivi aventi anzianità superiore a cinque anni.
Dagli emendamenti che i relatori Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta inizieranno a concordare già oggi col governo (si punta infatti a un'accelerazione dell'iter del provvedimento che potrebbe approdare in aula prima della data programmata del 26 luglio) spunta l'idea di allentare la stretta sugli enti locali in modo da consentire una transizione soft verso le nuove regole che preveda il tetto del 25% come obiettivo finale di un processo di risanamento dei conti a cui arrivare gradatamente.
Tra le altre novità a cui stanno lavorando i due relatori ci sarà sicuramente una piccola proroga nel procedimento di riordino istituzionale delle province. Verrà rinviata «a settembre» la dead line entro cui i Consigli delle autonomie locali (Cal) dovranno pronunciarsi sui criteri (350 mila abitanti e 2.500 kmq) approvati venerdì scorso dal consiglio dei ministri.
E modifiche sono in arrivo anche sul fronte delle dismissioni obbligatorie delle società in house, una materia su cui si sono concentrate tutte le manovre di bilancio degli ultimi anni (dal dl 78/2010 al dl 138/2011). Il problema è di coordinare le norme della spending review (che prevedono lo scioglimento entro il 31 dicembre 2013 o alienazione, con procedure a evidenza pubblica, delle partecipazioni entro il 30 giugno 2013) con quelle preesistenti, salvaguardando le gestioni più virtuose.
Non sembrano invece esserci margini per un ripensamento sulla norma che impone alle casse di previdenza dei professionisti di ridurre i costi del 5-10%, per versare il ricavato nelle casse dello stato, ai fini del risanamento di bilancio. Pichetto Fratin è stato categorico: «Il tema per il momento non è all'attenzione del governo».
Ciò che invece l'esecutivo e i relatori saranno chiamati a valutare con grande attenzione è il capitolo dei tagli agli enti locali: 2,5 miliardi ai comuni e 1,5 alle province nei prossimi due anni. Una falcidia che mette a rischio l'erogazione dei servizi ai cittadini. L'allarme è stato rilanciato ieri dal presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione. Quale che sia, infatti, il prossimo futuro delle province, il presente racconta di problemi imminenti con cui sarà difficile confrontarsi. «Non siamo nelle condizioni di poter assicurare l'apertura dell'anno scolastico», ha tuonato Castiglione secondo cui «la metà delle province andrà in dissesto».
Castiglione punta l'indice contro il commissario del governo per i tagli alla spesa, Enrico Bondi, che «ha considerato nei consumi intermedi, che vanno eliminati, alcuni servizi essenziali che le province gestiscono per conto delle regioni, che vanno dalla manutenzione degli edifici scolastici ai trasporti pubblici locali alla formazione professionale». Secondo il presidente dell'Upi le province dovrebbero operare tagli pari a «176 milioni quest'anno, anziché 500 milioni, e a 352 milioni l'anno prossimo, anziché 1 miliardo».
Cosa fare allora se il testo non cambiasse, nonostante i numerosi emendamenti bipartisan in tal senso? Castiglione è drastico: «Dovremo andare dal ministro Profumo a dire che non abbiamo le risorse per gli edifici scolastici».
E intanto anche i comuni sono sul piede di guerra. Oggi vicino al senato ci sarà il sit-in dei sindaci contro gli effetti della spending review sugli enti locali. Per i primi cittadini «il decreto sulla revisione della spesa, così come impostato dal governo nella parte dei tagli alla spesa pubblica, non è accettabile. Si tratta per ora di tagli lineari e sui servizi, ma non di tagli agli sprechi. Così facendo l'unica alternativa che ci resta è quella di alzare la tasse», ha spiegato nei giorni scorsi il presidente dell'Anci Graziano Delrio lanciando l'iniziativa.
In piazza ci saranno anche i sindacati. Rossana Dettori e Giovanni Torluccio, segretari generali della Fp Cgil e della Uil Fpl hanno annunciato la partecipazione delle rispettive sigle alla manifestazioni dei comuni perché «colpire i comuni significa colpire il cuore del paese».
FONTE: ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio