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NOVITÀ NORMATIVE

DIRIGENTE LINCENZIABILE SE NON COMUNICA IL CONFLITTO DI INTERESSI

Perde il posto il dirigente che non comunica «formalmente» all'amministrazione pubblica il conflitto di interessi fra la sua posizione e quella dell'azienda cui l'ente affida una consulenza.
È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 5113 del 3 marzo 2010, ha respinto il ricorso di un dirigente comunale che non aveva comunicato per iscritto all'ente locale il conflitto di interessi con un'azienda consulente, di proprietà della moglie.
Le motivazioni ripercorrono una serie di norme che obbligano i dirigenti pubblici non solo alla comunicazione formale del conflitto (non è sufficiente quella a voce) ma anche all'astensione, anch'essa formale, dal favorire l'impresa assegnataria del lavoro.
In altre parole, ha spiegato la sezione lavoro, «il dirigente deve comunicare all'amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiarare se ha parenti entro il quarto grado e affini entro il secondo, o conviventi che esercitano attività politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l'ufficio che egli dovrà dirigere o che siano coinvolte nelle decisioni o nelle attività inerenti all'ufficio. Questa comunicazione è prevista per il dirigente anche prima di assumere le sue funzioni».
Le norme interpretate dagli Ermellini sono quelle contenute nel dpcm del 28 novembre del 2000 (codice di comportamento dei dipendenti della pubbliche amministrazioni) che, agli articoli 5 e 6, ricorda la Corte, prevedono «la comunicazione da parte del dipendente di potenziali situazioni di conflitto di interesse e l'obbligo di astensione allorché il conflitto di interessi si attualizzi in possibili decisioni o attività che il dipendente sia chiamato ad adottare».
Non solo. La comunicazione, ha aggiunto Piazza Cavour, dev'essere formale, per iscritto. È prevista dall'articolo 5 quanto ai rapporti di collaborazione in qualunque modo retribuiti che il dipendente abbia avuto negli ultimi cinque anni, e «la comunicazione si estende alla precisazione se egli, o suoi parenti entro il quarto grado o conviventi, abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione; e se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all'ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate».
Un'altra comunicazione è prevista poi dal secondo comma in particolar modo per il dirigente pubblico. Comunicazione, questa, «da ritenersi parimenti formale e quindi da farsi per iscritto». Insomma, il dirigente deve comunicare all'amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti entro il quarto grado o affini entro il secondo, o conviventi che esercitano attività politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l'ufficio che egli dovrà dirigere.
FONTE:ITALIA OGGI

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