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NOVITÀ NORMATIVE

IL GOVERNO RIPENSA LA MANOVRA SULLE SOCIETA' PARTECIPATE.

Sulle dismissioni delle partecipate il governo Monti ha scherzato. E così la mannaia, che nel testo originale della spending review avrebbe dovuto portare allo scioglimento entro il 31 dicembre 2013 di tutte le società in house «controllate direttamente o indirettamente» da pubbliche amministrazioni centrali e locali (compresi i colossi Consip e Sogei controllati dal Mef), diventerà un intervento di microchirurgia.
Perché scamperanno ai tagli non solo le società «che svolgono servizi di interesse generale» o «compiti di centrali di committenza» (la Consip appunto) o «che gestiscono banche dati strategiche per il conseguimento di obiettivi economico-finanziari» (la Sogei), ma anche quelle degli enti locali.
I comuni potranno infatti sempre dimostrare di essere costretti agli affidamenti diretti tutte le volte in cui «per le peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto, anche territoriale, di riferimento, non sia possibile per l'amministrazione pubblica controllante un efficace e utile ricorso al mercato». Basterà inviare una relazione all'Antitrust per poter proseguire nelle gestioni.
Il capitolo delle dismissioni, su cui evidentemente il governo si è reso conto di aver scritto una norma potenzialmente esplosiva (perché, tra le altre, avrebbe travolto anche la società per la gestione dell'Expo 2015 di Milano) è stato uno dei primi sui cui si sono concentrati gli interventi correttivi dei relatori al decreto legge di riduzione della spesa pubblica (dl 95/2012).
Ma negli emendamenti di Gilberto Pichetto Fratin e Paolo Giaretta, approvati ieri dalla commissione bilancio del senato, vi sono molti altri dietrofront rispetto al testo iniziale e anche qualche sorpresa. Tra i ripensamenti si segnala lo stop all'obbligo per regioni, province e comuni di sopprimere o accorpare enti, agenzie e organismi con funzioni fondamentali.
La tagliola non si applicherà, si legge nell'emendamento all'art.9, alle aziende speciali e alle altre istituzioni che gestiscono «servizi socio-assistenziali, educativi e culturali». Basterà solo che gli enti controllanti si impegnino a ridurne gli oneri finanziari di almeno il 20% per poterle mantenere in piedi. Dietrofront anche sulle farmacie. Secondo un emendamento dei relatori saltano l'aumento dello sconto sui medicinali dovuto dalle farmacie al Servizio sanitario nazionale e l'incremento della quota che le aziende farmaceutiche devono pagare alle regioni.
La Sogei non lascia, anzi raddoppia. Tra le sorprese c'è sicuramente quella relativa a Sogei. La società di Ict del ministero dell'economia, guidata da Cristiano Cannarsa, non solo viene espressamente salvata dai tagli ma raddoppia le proprie competenze diventando l'unico braccio operativo informatico statale. A Sogei saranno infatti trasferite tutte le attività informatiche dello stato, nonché quelle di sviluppo e gestione dei sistemi Ict svolte da Consip nei confronti della p.a.. Sogei svolgerà le nuove competenze attraverso una specifica divisione interna. Mentre Consip continuerà a occuparsi di acquisti di beni e e-procurement.
Le altre correzioni. I risparmi conseguenti al riordino delle prefetture dovranno raddoppiare: dal 10 al 20%, mentre si accorciano (da 180 a 120 giorni) i tempi per il riordino delle scuole di formazione. Via libera anche all'istituzione delle Conferenze che dovranno elaborare e deliberare lo statuto delle istituende città metropolitane.
Dei nuovi organismi, che non dovranno creare oneri aggiuntivi sulla finanza pubblica e dovranno essere operativi dalla conversione in legge della spending review, saranno membri di diritto i sindaci dei comuni dell'area metropolitana, nonché il presidente della provincia. Avranno il compito di elaborare e deliberare lo statuto della città metropolitana entro 90 giorni dalla scadenza del mandato del presidente provinciale oppure entro il 31 ottobre 2013 se tale mandato scade dopo il 1° gennaio 2014. La deliberazione sullo statuto sarà adottata a maggioranza dei due terzi dei componenti e in ogni caso con il voto favorevole del sindaco del comune capoluogo e del presidente della provincia.
Nervi tesi sulle province. Nulla da fare, almeno fino a ieri sera, per gli emendamenti correttivi sul riordino delle province. All'origine dell'impasse, la contrarietà espressa dal governo a una delle proposte di modifica che puntava a salvare Isernia, Matera e Terni, senza le quali il Molise, la Basilicata e l'Umbria diventerebbero regioni “monoprovinciali”. L'emendamento è stato seccamente respinto dal ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi (che il 30 luglio incontrerà i sindacati della p.a.) e la situazione si è arenata determinando lo slittamento a oggi dell'ok in commissione e il conseguente approdo in aula previsto a questo punto per venerdì.
I comuni, intanto, continuano a lanciare dati allarmanti sugli effetti della spending review: con i 2,5 miliardi di tagli, dicono, i sindaci già dal mese di agosto non riusciranno a pagare gli stipendi. «A questo punto possiamo solo sperare che si trovi un rimedio la prossima settimana durante la riunione della Conferenza Stato-Città ma siamo veramente in una situazione molto critica, ha commentato il vicepresidente Anci e sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo. Mentre il presidente Graziano Delrio si è detto preoccupato per il taglio del fondo per le politiche sociali che ammontava a oltre un miliardo ed è stato ridotto a 11 milioni. «Oggi in Conferenza Unificata si è certificato il ritiro completo dello Stato dalle politiche di welfare. È un giorno triste, il funerale dello stato sociale», ha commentato Delrio.
Ieri infine l'Upi ha incontrato il ministro dell'istruzione Francesco Profumo dopo l'allarme lanciato sull'impossibilità di riaprire le scuole al nuovo inizio dell'anno scolastico.
FONTE: ITALIA OGGI

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