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NOVITÀ NORMATIVE

SPENDING REVIEW : LE NOVITA'.

Salvataggio di una grande fetta delle società pubbliche in house con lo stop al meccanismo della chiusura automatica. Eliminazione dell'obbligo di sopprimere o accorpare enti strumentali e agenzie delle autonomie locali a patto che venga comunque garantita una riduzione di spesa del 20% nella loro gestione. Raddoppio dei risparmi previsti, dal 10% al 20% delle uscite sostenute, dal riordino delle Prefetture e nascita di un nuovo ufficio unico di garanzia tra rapporti tra cittadini e Stato.
Su questo primo pacchetto di modifiche dei relatori alla spending review ieri è arrivato il via libera della commissione Bilancio del Senato, dove fino a notte fonda è andato avanti un serrato braccio di ferro tra maggioranza e Governo sul taglio del Province ed è proseguita una sorta di trattativa a oltranza sugli altri nodi del decreto: ricerca, pubblico impiego, sanità ed enti locali.
Proprio sugli enti locali si è giocata una partita nella partita per effetto del pressing del Pd e dei comuni, con il Governo che ha cominciato a valutare un alleggerimento della stretta o ritocchi al patto di stabilità mantenendo comunque invariati i saldi del decreto. Dopo l'incontro del leader del Pd, Pier Luigi Bersani con Mario Monti e i successivi contatti tra il premier e il ministro dell'Economia Vittorio Grilli, un intervento sugli enti locali veniva considerato probabile.
Emendamento che potrebbe vedere la luce oggi. Dopo i numerosi stop and go della giornata di ieri con più di un momento di tensione, uno slittamento della conclusione dei lavori della Commissione veniva considerato quasi scontato nonostante la maratona notturna. Il testo, quindi, non approderà più in Aula al Senato in giornata ma domani.
Nel primo pacchetto modifiche dei relatori, Paolo Giaretta (Pd) e Gilberto Pichetto Fratin (Pdl), spicca la rivisitazione, quasi integrale, del dispositivo previsto dal decreto per tagliare le società pubbliche in house, ovvero quelle che erogano servizi alla Pa. Anzitutto viene precisato che la soppressione non interessa le società che svolgono servizi di interesse generale, «anche aventi rilevanza economica», e quelle che svolgono prevalentemente compiti di centrali di committenza come Consip e Sogei.
Salve anche tutte le società finanziarie regionali e quelle che gestiscono banche dati necessarie per ottenere fondi Ue e per la tutela della privacy. Salvataggio anche per le società in house costituite nell'ambito della realizzazione di Expo Milano 2015. Soppressione evitabile, seppure con un parere vincolante dell'Authority per la concorrenza, anche quando «per le peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto non sia possibile per la Pa controllante un utile e efficace ricorso al mercato».
Sempre per evitare il taglio automatico è stata data la possibilità alle amministrazioni di predisporre entro i prossimi tre mesi piani di ristrutturazione delle società controllate, che dovranno essere approvati dopo il parere favorevole del super-commissario Enrico Bondi.
Salta, con un altro emendamento dei relatori, anche l'obbligo di abolizione di agenzie ed enti strumentali degli enti locali (dalle aziende speciali alle istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali, educativi e culturali) a patto che questi ultimi garantiscano la prevista riduzione di spesa del 20%.
Via libera anche all'immediata istituzione di una Conferenza metropolitana nelle nuove 10 città metropolitane. Ma la vera partita si è giocata sulle Province con Pdl e Pdl a spingere per tutto il giorno per un alleggerimento del tagli, a partire dal salvataggio di Terni, Matera e Isernia (con conseguenti frizioni con Coesione nazionale) e il ministro Filippo Patroni Griffi ad opporsi fino a tarda sera.
Tensioni nella maggioranza anche sugli statali. Con il Pd in pressing per tornare a una concertazione vincolante per il riassetto del pubblico impiego, su cui il Pdl però ha mostrato più di una perplessità. In serata l'ipotesi di mediazione, anche sulla base del lavoro di tessitura di Patroni Griffi, era di inserire un termine di 30 giorni per la consultazione dei sindacati.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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