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NOVITÀ NORMATIVE

TASSA DI SOGGIORNO: NON E' L'ALBERGO CHE NE RISPONDE.

Cresce il contenzioso tra albergatori e sindaci sull'istituzione dell'imposta di soggiorno prevista dal Dlgs 23/11, ma stavolta la partita si conclude con un punto a favore delle strutture ricettive.
Con la sentenza 1165 del 21 agosto 2012 il Tar del Veneto ha accolto parzialmente il ricorso degli albergatori di Venezia, annullando il regolamento istitutivo dell'imposta di soggiorno nella parte in cui prevede l'utilizzo delle espressioni «responsabile degli obblighi tributari» e di «responsabile della riscossione». Sarebbero pertanto a rischio tutti quei regolamenti comunali che attribuiscono la responsabilità del tributo ai gestori delle strutture ricettive, in assenza di una specifica previsione di legge.
Secondo il Tar, il Comune può affidare ai gestori solo gli adempimenti strumentali o complementari, tra cui la dichiarazione periodica del numero di pernottamenti, il rilascio della quietanza di pagamento e il versamento delie somme riscosse {e non quelle dovute) al Comune.
La violazione di tali adempimenti può comportare solo l'applicazione delle sanzioni amministrative non tributarie previste dall'articolo 7-bis del Dlgs 267/2000 (da 25 a 500 euro), irrogate secondo la procedura della legge 689/81.
Per quanto riguarda gli importi non corrisposti dagli ospiti, il Comune dovrà invece rivalersi esclusivamente nei loro confronti, sulla base delle dichiarazioni delle strutture ricettive. Un'attività di recupero non solo antieconomica (perché riguarderebbe importi irrisori), ma impossibile da effettuare per via dell'articolo 3 comma 10 del DI 16/2013, che dal 1° luglio 2012 non consente di accertare e riscuotere crediti relativi ai tributi locali inferiori a 30 euro. Con la conseguenza paradossale che nella maggioranza dei casi gli ospiti potrebbero tranquillamente non pagare l'imposta di soggiorno.
Si pensi al turista che pernotta cinque o più giorni in un albergo a tre stelle situato al centro di Venezia: in tal caso, applicando la tariffa prevista per l'alta stagione, pagherebbe l'importo di 15 euro (3 euro a notte, fino a un massimo di cinque pernottamenti consecutivi), a cui andrebbe aggiunta la sola sanzione del 30% per omesso versamento (articolo 13 Dlgs 471/97), per un ammontare complessivo comunque al di sotto del minimo previsto per far scattare l'accertamento.
Una situazione grottesca che invece non si verifica per la nuova imposta di sbarco istituita dalla legge 44/12,che attribuisce alla compagnia di navigazione la qualifica di «responsabile dell'imposta» con diritto di rivalsa sui soggetti passivi, consentendo ai Comuni di applicare le sanzioni "tributarie" direttamente alle compagnie (non agli utenti).
Occorre quindi intervenire urgentemente per integrare la disciplina legislativa dell'imposta di soggiorno, eliminando peraltro il riferimento al decreto statale (mai adottato) trattandosi di prescrizioni che impongono l'adozione di una fonte primaria.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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