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NOVITÀ NORMATIVE

FONDO PRODUTTIVITA': IMPOSSIBILE L'INCREMENTO.

La spending review rende sostanzialmente impossibile investire nei fondi contrattuali per la produttività le risorse ottenute da misure di risparmio adottate dalle pubbliche amministrazioni ai sensi dell'articolo 16, comma 5, del dl 98/2011.
La disposizione prevede che per effetto di piani triennali di riorganizzazione e riqualificazione della spesa «eventuali economie aggiuntive effettivamente realizzate rispetto a quelle già previste dalla normativa vigente», possano utilizzarsi annualmente, per non oltre il 50% destinandole alla contrattazione integrativa, a condizione che per almeno il 50% siano destinate ai premi di produttività, secondo le fasce regolate dall'articolo 19 del dlgs 150/2009. Aggiunge l'articolo 16, comma 5 che, tali risorse «sono utilizzabili solo se a consuntivo è accertato, con riferimento a ciascun esercizio, dalle amministrazioni interessate, il raggiungimento degli obiettivi fissati per ciascuna delle singole voci di spesa previste nei piani di cui al comma 4 e i conseguenti risparmi. I risparmi sono certificati, ai sensi della normativa vigente, dai competenti organi di controllo».
Il dl 95/2012, convertito in legge 135/2012 tenta di rilanciare la possibilità di incrementare le risorse del bilancio destinandole a premi individuali, all'articolo 5, comma 11-quinquies, che costituisce una sorta di sperimentazione per ripristinare la mai attuata valutazione per fasce.
Il problema, tuttavia, consiste nel fatto che non vi sono sostanzialmente margini per dare corso ai piani di riorganizzazione e riqualificazione della spesa, in modo da ricavare economie da riversare in parte alla contrattazione. Non deve sfuggire che tali economie debbono essere «aggiuntive» rispetto a quelle fissate dalla legislazione vigente. Per fare solo due esempi, ciò significa che il piano dovrebbe prevedere una riduzione della spesa per il parco macchine superiore al 50% rispetto al 2011, oppure una riduzione dei buoni pasto a una cifra inferiore ai 7 euro, due tra le misure di recente introdotte dalla spending review.
Fin qui, l'applicazione dell'articolo 16, comma 5, del dl98/2011 non pare abbia avuto molta fortuna, sia perché richiede l'attivazione delle fasce di valutazione (invise ai sindacati), sia perché l'operazione di recupero di risparmi ulteriori a quelli già imposti dalla legge è molto complicata. Ma, la spending review rende i piani di riqualificazione della spesa ancora più complessi. Infatti, al di là di puntuali interventi, come nell'esempio dei buoni pasto, la legge 135/2012 prevede per gli enti locali tagli rilevantissimi ai servizi intermedi. Per le province, per esempio, si parla di 1,5 miliardi di tagli tra il 2012 e il 2013, una media di 10 milioni di taglio a provincia, mediamente il 15% del totale dei loro bilanci.
Si comprende che tra i tagli puntuali a singole voci di spesa previsti dalla legge e ancor maggiori limitazioni alle spese per servizi intermedi dovute ai fortissimi tagli ai trasferimenti ai fondi statali, margini per ulteriori risparmi di spesa da riversare alla contrattazione sostanzialmente non ve ne sono o sarebbero soltanto simbolici.
Insomma, la differenziazione delle retribuzioni di risultato di dirigenti e dipendenti privi di qualifica dirigenziale che il legislatore vorrebbe attivare con l'articolo 5, comma 11-quinquies, del dl 95/2012, convertito in legge 135/2012 pare da subito un'arma spuntata, destinata a restare solo enunciazione di principio.
FONTE: ITALIA OGGI

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