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NOVITÀ NORMATIVE

TARSU: LE AUTORIMESSE ED I GARAGES SOGGETTI AL PAGAMENTO.

Autorimesse e garage sono soggette al pagamento della tassa rifiuti. E la disciplina Tarsu che prevede la tassazione di questi immobili non contrasta con il principio comunitario «chi inquina paga». Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 11351 del 6 luglio 2012.
Con questa pronuncia la Cassazione giudica infondate anche recenti pronunce dei giudici di merito che hanno ritenuto non tassabili i garage e non applicabili le regole contenute nella disciplina della tassa rifiuti (decreto legislativo 507/1993) perché non in linea con la normativa comunitaria.
Per i giudici di legittimità, le disposizioni sulla Tarsu non contrastano con il principio comunitario «chi inquina paga», «sia perché è consentita la quantificazione del costo di smaltimento sulla base della superficie dell'immobile posseduto, sia perché la detta disciplina non fa applicazione di regimi presuntivi che non consentano un'ampia prova contraria, ma contiene previsioni (v. artt. 65 e 66) che commisurano la tassa aduna serie di presupposti variabili o a particolari condizioni».
Quindi, il giudice tributario non ha il potere di disapplicare la normativa nazionale nella parte in cui impone il pagamento del tributo anche per autorimesse e garage. Decisione adottata, per esempio, dalla commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania (XXXIV). Con la sentenza n. 483 del 12 dicembre 2011, infatti, ha affermato che secondo la comune esperienza il garage di uso privato è luogo adibito al ricovero di uno o più veicoli, «e, quand'anche la persona vi si trattenga per tempi non brevi, non è plausibile ipotizzare che ne derivino rifiuti».
In realtà, la Cassazione ha sempre posto dei limiti rigidi per l'esonero dal pagamento della tassa rifiuti e ha chiarito che è dovuta a prescindere dal fatto che il contribuente utilizzi l'immobile (sentenza 22770/2009). Ex lege, vanno esclusi dalla tassazione solo gli immobili non utilizzabili (inagibili, inabitabili, diroccati) o improduttivi di rifiuti. Il presupposto della tassa è l'occupazione o la detenzione di locali e aree scoperte a qualsiasi uso adibiti.
L'articolo 62 del decreto legislativo 507/1993, richiamato nella motivazione della sentenza, dispone che non sono soggetti alla tassa i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell'anno, sempre che queste circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione. Tra i locali e le aree che non possono produrre rifiuti per la natura delle loro superfici rientrano quelli situati in luoghi impraticabili, interclusi o in stato di abbandono.
Del resto, la legge prevede una presunzione relativa di produzione dei rifiuti che ammette la prova contraria. La sussistenza delle condizioni obiettive che fanno venir meno la presunzione della potenziale produzione di rifiuti devono essere provate dal contribuente e riscontrabili da parte dell'amministrazione. Il contribuente è però tenuto a fornire la prova atta a dimostrare l'inidoneità dei locali a produrre rifiuti.
Invece, la scelta soggettiva del titolare di non utilizzare l'immobile non assume alcuna rilevanza. Anche il mancato arredo non costituisce prova dell'inutilizzabilità dell'immobile e della inettitudine alla produzione di rifiuti. Un alloggio che il proprietario lasci inabitato e non arredato si rivela inutilizzato, ma non oggettivamente inutilizzabile.
Pertanto, a carico del cittadino sussiste l'obbligo del pagamento del tributo, che è dovuto a prescindere dal fatto che utilizzi il servizio fornito dall'ente. Tuttavia, le amministrazioni locali possono fare ricorso a misure di temperamento dell'imposizione per situazioni che possono comportare una minore utilizzazione del servizio come, per esempio, nel caso dell'uso stagionale. Situazioni che danno luogo a una riduzione percentuale, espressamente prevista, della tariffa, ma non a un totale esonero dal pagamento.
FONTE: ITALIA OGGI

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