PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

SANZIONI NON APPLICABILI PER I DIRIGENTI A TERMINE

Il contratto per i dirigenti di regioni ed enti locali siglato definitivamente il 22 febbraio si applica solo agli assunti a tempo indeterminato, a differenza del contratto per i dirigenti dei ministeri che riguarda anche i contratti a termine.
Questi contratti sono i primi strumenti di attuazione delle nuove responsabilità disciplinari delineato nel Dlgs 150/2009; al personale a tempo determinato degli enti locali potranno quindi essere contestate le due sole fattispecie previste del rifiuto di collaborazione in altro procedimento disciplinare (articolo 55-bis, comma 7 del Dlgs 165/2001) e per mancato esercizio o decadenza dell'azione disciplinare dall'articolo 55-sexies, in virtù del richiamo contenuto nell'articolo 55, comma 4. Escluse tutte le altre ipotesi che riprendono le sanzioni previste per il personale non dirigente coordinandole con le nuove fattispecie introdotte dal Dlgs 150: per esempio il licenziamento per l'assenza ingiustificata di quattro giornate in due anni.
Per ovviare a questa evidente disparità di trattamento, gli enti possono inserire una disposizione ad hoc nei contratti individuali con cui recepiscono esplicitamente l'applicazione, al rapporto instaurato a tempo determinato con ciascun dirigente neo assunto, delle norme contenute nella prima parte del nuovo contratto collettivo.
Le norme contenute nell'articolo 7 («Codice disciplinare») devono essere pubblicate sul sito istituzionale del l'ente, entro 15 giorni dalla firma del contratto nazionale, e diventano efficaci trascorsi 15 giorni dalla pubblicazione. Per evitare contestazioni, può essere opportuno pubblicare il Codice disciplinare all'albo pretorio, fermo restando che le due norme disciplinari sulla dirigenza contenute nel Dlgs 150 sono efficaci dal 16 novembre scorso.
Nelle autonomie è rimasto privo di soluzione il nodo del soggetto competente a emanare la sanzione finale. Il problema già sollevato dopo la sigla della preintesa nasce da un difetto di coordinamento tra l'articolo 55, comma 4, del Dlgs 165/2001 e l'articolo 6, comma 2 del nuovo contratto. Il primo aveva stabilito che «per le infrazioni disciplinari ascrivibili al dirigente si applicano, ove non diversamente stabilito nel contratto collettivo, le disposizioni di cui al comma 4 dell'articolo 55-bis» che affida all'ufficio competente per i procedimenti disciplinari la titolarità del procedimento per le sanzioni di maggiore gravità, «ma le determinazioni conclusive del procedimento sono adottate dal dirigente generale o titolare di
incarico conferito ai sensi dell'articolo 19, comma 3».
Negli enti locali non sono previste queste due figure, presenti invece nei ministeri. Il contratto (articolo 6, comma 2) avrebbe potuto chiarire che negli enti locali il provvedimento finale è assunto dal direttore generale, o dal segretario, ma ciò non è accaduto. Né potrà essere lo Statuto il regolamento disciplinare ad intervenire poiché l'articolo 68 del Dlgs 150 è tra le norme di «potestà legislativa esclusiva» dello Stato. Trattandosi di definire la competenza in materie paragiurisdizionali non può escludersi l'impugnazione davanti al giudice del lavoro di un provvedimento disciplinare assunto da un soggetto non indicato dal Dlgs 150.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio