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NOVITÀ NORMATIVE

GESTIONE DIRETTA DELLE ENTRATE: POCHI I COMUNI PRONTI.

Nel 2013 dovrà essere coperto il vuoto lasciato da Equitalia, che abbandona il comparto delle entrate locali. La nuova società Anci Riscossioni sta reclutando il proprio partner operativo attraverso una selezione sulla quale è intervenuta l'Anacap chiedendo una proroga per via di alcune criticità.
L'obbligo di gara
Tuttavia l'iniziativa di Anci non risolve il problema del soggetto che dovrà subentrare a Equitalia in quanto i comuni devono comunque fare le gare, non potendo affidare direttamente il servizio alla società di Anci. Si tratta in sostanza di decidere – anche piuttosto in fretta – come riscuotere le entrate: se con gestione diretta, associata oppure esternalizzata. Occorre peraltro fare i conti con un quadro normativo per nulla rassicurante, specialmente sul fronte della riscossione coattiva.
La gestione diretta
Partendo dagli enti che optano per la gestione diretta, è comunque necessario avvalersi del funzionario della riscossione, che pochi comuni hanno in organico e che risulta quasi impossibile da reclutare per via delle limitazioni in materia di assunzioni. Si tratta di un soggetto, introdotto dalla legge 265/02 e ribadito dal decreto legge 70/11, munito di apposita abilitazione (articolo 42 del decreto legislativo 112/99), che esercita le funzioni demandate agli ufficiali della riscossione: cura la fase esecutiva della riscossione coattiva (pignoramenti, vendite, eccetera), assolvendo in sostanza ai delicati compiti degli ufficiali giudiziari.
In mancanza di questa figura si corre il rischio di vanificare l'attività di recupero, già compromessa dalle limitazioni per importi sotto i 2mila euro. Si potrebbe far ottenere l'abilitazione a personale dell'ente, ma non sembra una strada facilmente percorribile, visto che ci sono voluti oltre 5 anni per concludere l'unica selezione bandita nell'ultimo decennio ai sensi del Dpr 402/00.
La gestione associata
Occorre poi considerare l'obbligatorietà dell'esercizio associato di funzioni per i comuni sotto i 5mila abitanti, che costituiscono il 70% del totale. Si passa così da una semplice facoltà, prevista dall'articolo 52 del Dlgs 446/97 (peraltro limitata all'accertamento), a un obbligo sancito dal decreto legge 78/10. Ma sulla gestione associata la situazione è in continua evoluzione, per via del decreto legge 95/12 che ha ridefinito le funzioni fondamentali, che da sei passano a dieci, tre delle quali dovranno scattare entro il 1° gennaio 2013, le altre entro il 1° gennaio 2014. I moduli ammessi sono soltanto due: l'unione e la convenzione, mentre i consorzi di funzioni sono aboliti. Resta sempre in piedi il problema della riscossione coattiva, che impone la presenza del funzionario della riscossione, altrimenti si dovrà esternalizzare il servizio.
Partecipate e in house
Anche sul fronte delle società partecipate lo scenario è piuttosto incerto, dal momento che il Dl 95/12 obbliga le amministrazioni a scioglierle oppure a metterle in vendita. Dalla dismissione sono tuttavia escluse le società che svolgono «servizi di interesse generale» (servizi pubblici) e quelle «che gestiscono banche dati strategiche per il conseguimento di obiettivi economico-finanziari» (queste ultime individuate con Dpcm).
Dovrebbero quindi restare immuni le società che curano la gestione dei tributi locali. Il decreto legge 95/12 sembra invece chiudere le porte alle società in house, che hanno un anno di tregua (al massimo due), se si esclude la residua possibilità di affidamento per i servizi sotto i 200mila euro. Si tratta di una previsione che, in mancanza di deroghe, rischia di tagliare fuori un bacino di utenza di oltre 5 milioni di abitanti.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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