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NOVITÀ NORMATIVE

I CONTRIBUENTI ATTENDONO LA DICHIARAZIONE IMU.

Gli immobili locati e quelli posseduti dai soggetti Ires, le tipologie che godono di riduzioni d'imposta (dagli inagibili agli immobili di interesse storico) oltre a molte abitazioni principali. L'imposta municipale sugli immobili chiama a raccolta milioni di italiani per la dichiarazione: il modello e il regolamento con la disciplina del nuovo obbligo stanno per essere varati: il termine è il 1° ottobre (perché il 30 settembre, previsto dalla legge, cade di domenica), ma potrebbe slittare in avanti per il poco tempo che intercorrerà fra il varo definitivo del provvedimento e la scadenza.
Al momento non esiste una posizione ufficiale dell'Economia sul tema, ma la decisione sarà presa nei prossimi giorni, anche perché il testo è ormai vicinissimo al traguardo finale.
Obbligo ampio
Il principio fissato dall'articolo 13 del decreto «Salva-Italia» che ha introdotto l'Imu (Dl 201/2011) prevede la validità delle vecchie dichiarazioni Ici «in quanto compatibili» con la nuova disciplina.
Come prevedibile, però, le novità previste dalla nuova imposta sono parecchie, e insieme all'articolato sistema di agevolazioni e normative speciali per diverse tipologie di immobili moltiplicano il numero dei proprietari chiamati a rimettere mano alla dichiarazione. Il provvedimento, però, «salva» dall'adempimento gli immobili per cui è stato utilizzato il Mui (modello unico informatico), come quelli che sono stati ogetto di compravendita, anche se la norma primaria si era dimenticata di richiamare questo strumento.
Abitazione principale
È una delle poche categorie per cui non scatta un obbligo generalizzato, anche grazie al fatto che le informazioni anagrafiche permettono al Comune di conoscere l'abitazione e l'eventuale presenza di figli fino a 26 anni che danno diritto alla detrazione da 50 euro. Quando si esce dalla situazione più semplice, costituita dalla famiglia o dal singolo proprietario di un solo immobile, puntuale si presenta l'obbligo di dichiarazione.
È il caso, per esempio, dei nuclei famigliari con due abitazioni situate nello stesso Comune, per i quali l'Imu prevede la possibilità di una sola abitazione principale in cui coincidano la residenza e la dimora abituale del proprietario. Niente obbligo, invece, per chi ha due case in due Comuni diversi, dal momento che l'esigenza di tutelare chi si trasferisce per lavoro ha spinto il legislatore a concedere la possibilità della "doppia" abitazione principale per lo stesso nucleo famigliare.
Attenzione, però, perché l'esigenza di presentare il modello al Comune può riguardare anche molti altri: l'Imu, infatti, concede una sola pertinenza per ciascuna delle categorie C/2 (magazzini), C/6 (autorimesse) e C/7 (tettoie), per cui per esempio chi con l'Ici considerava pertienziali due garage o due cantine deve scegliere quale mantenere e quale invece sottoporre all'aliquota prevista per gli altri immobili, e naturalmente dichiarare il tutto.
Negozi e imprese
Lontano dall'abitazione principale, secondo la bozza gli obblighi di dichiarazione diventano ancora più fitti, in base al principio per cui l'adempimento scatta quando l'immobile incontra o può incontrare agevolazioni d'imposta.
La platea più ampia, in questo caso, è rappresentata dai proprietari di immobili locati o affittati, per i quali l'aliquota in base alla legge può scendere fino al 4 per mille: in assenza di dichiarazione, l'agevolazione potrebbe essere perduta.
La effettive comunali, sintetizzate dalle aliquote decise dai capoluoghi raccontano una realtà opposta in cui il conto per le seconde case, vuote o affittate, tende a salire rispetto all'aliquota standard. Basta però la possibilità teorica di agevolazioni, in base alla bozza di provvedimento, a imporre l'obbligo di dichiarazione. Lo stesso meccanismo, quindi, mette in campo la dichiarazione per gli immobili non produttivi di reddito fondiario, vale a dire quelli relativi a imprese commerciali e i beni strumentali all'esercizio di arti e professioni (articolo 43, comma 2 del Tuir).
Un discorso identico vale in tutti i casi in cui il proprietario sia un soggetto Ires, oltre che per i «beni merce». Per i fabbricati inagibili o inabitabili, invece, la dichiarazione è obbligatoria solo per chi perde il diritto allo sconto.
Terreni agricoli
Il legame tra normativa "di favore" e obbligo di dichiarazione si stringe anche sui terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli che hanno la qualifica Iap (imprenditore agricolo professionale), grazie agli sconti introdotti con il decreto sulle «semplificazioni fiscali» (Dl 16/2012), oltre ai terreni incolti che tornano sotto l'ambito dell'imposta.
Gli altri casi
Obbligo di dichiarazione, ovviamente, anche in tutti i casi in cui il Comune non abbia tutte le informazioni che servono per vigilare sul corretto pagamento dell'imposta, come accade per esempio con le aree fabbricabili nate da terreni agricoli o aree tornate a essere edificabili dopo la demolizione dei vecchi immobili (mancano i dati sul valore).
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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