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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: SCONTI PROMESSI E AGGRAVI CERTI.

Lo sconto promesso che si trasforma in un aggravio sicuro. È l'ennesimo paradosso nascosto nella disciplina dell'Imu, e fra case in affitto, negozi e beni strumentali delle imprese colpisce milioni di immobili. Il problema nasce dall'incrocio fra le istruzioni ministeriali sulla dichiarazione, almeno nella bozza e le regole scritte nel «Salva-Italia» di dicembre sulla nuova imposta.
Nel provvedimento in arrivo, il ministero dell'Economia ripropone una logica classica (in forma un po' troppo estesa, per la verità) che obbliga alla dichiarazione i proprietari di tutte le categorie di immobili che «godono di riduzioni d'imposta».
Il gruppo è nutritissimo, perché regole "di favore" rispetto a quelle generali sono previste per le case date in affitto, per negozi e beni strumentali, e più in generale per tutti gli immobili posseduti da imprese e società. Per queste categorie, che non pagavano l'Irpef sui redditi fondiari e quindi non beneficiano della sua scomparsa con l'introduzione dell'Imu, la legge prevede che l'aliquota possa scendere fino al 4 per mille, invece del 4,6 per mille che rappresenta il limite minimo dell'aliquota "ordinaria".
Dire che ne «godono», però, è decisamente azzardato, perché il pallino è in mano ai Comuni, e la tendenza generalizzata è ad alzare l'aliquota per tutti, in media al 9,5-9,6 per mille. L'agevolazione, insomma, è teorica, ma l'obbligo di dichiarazione e i costi connessi sono una conseguenza decisamente reale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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