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NOVITÀ NORMATIVE

LA DICHIARAZIONE IMU ACCORCIA IL RAVVEDIMENTO.

Il ravvedimento "lungo" in caso di omesso versamento dell’Imu non può essere effettuato entro un anno dall’infrazione, ma entro il termine di presentazione della dichiarazione. Lo precisa il dipartimento delle Finanze nelle bozze di istruzioni al nuovo modello Imu, ritenendo che la dichiarazione dell’imposta possa essere considerata «periodica». L’articolo 13 del decreto legislativo 472/97, scaduti i primi 30 giorni, prevede due alternative per regolarizzare errori e omissioni:
1) entro il termine di presentazione della dichiarazione;
2) entro un anno dall’omissione o dall’errore, quando non è prevista dichiarazione periodica. Il ministero opta per la prima soluzione avendo la Cassazione affermato che l’obbligo dichiarativo non cessa allo scadere del termine fissato dal legislatore con riferimento all’«inizio» del possesso, ma permane finché la dichiarazione non sia presentata e determina, per ciascun anno di imposta, un’autonoma violazione punibile (Cassazione 932/09, 2821/05 e 6859/05).
Il riferimento alla giurisprudenza della Cassazione sulle violazioni «continuate» non appare pertinente per dimostrare la periodicità della dichiarazione Imu, che ha senz’altro efficacia anche per gli anni successivi (la cosiddetta «ultrattività») ma si tratta comunque di una dichiarazione «una tantum». Sul punto lo stesso ministero aveva in precedenza ammesso la possibilità – per la Tarsu, la Tosap e l’imposta sulla pubblicità di sanare l’inadempimento entro un anno dall’infrazione non essendo prevista una dichiarazione periodica (circolare 184/98).
Nella circostanza l’Economia ha precisato che per l’Ici avrebbe dovuto invece assumersi il termine di presentazione della dichiarazione , e non l’altro di «un anno dall’omissione o dall’errore», in quanto il procedimento dichiarativo era disciplinato in modo analogo a quello previsto per le imposte erariali sui redditi. Tuttavia con l’Imu è scomparso il legame con la dichiarazione Irpef, quindi dovrebbe applicarsi lo stesso criterio degli altri tributi locali, posto che anche la dichiarazione Imu va presentata solo una volta e non annualmente. In ogni caso, la posizione ministeriale si rivela di fatto incompatibile con il nuovo termine «mobile» di 90giorni, diversamente dal termine «fisso» previsto per l’Ici che consentiva di dichiarare entro settembre dell’anno successivo le variazioni intervenute nell’anno precedente.
Inoltre non tutti gli eventi rilevanti ai fini Imu vanno dichiarati, essendoci diversi casi di esonero (Mui, abitazioni principali, eccetera).
Considerando comunque i contribuenti che rientrano nell’obbligo dichiarativo, seguendo le indicazioni ministeriali, sarebbe consentito ravvedersi entro il termine di presentazione della dichiarazione pagando l’imposta e le sanzioni nella misura del 3,75% anziché del 30%.
Appare tuttavia evidente che un sistema del genere non può funzionare perché, oltre a ridurre drasticamente il tempo per effettuare il ravvedimento, finirebbe in molti casi per azzerare la stessa possibilità di ricorrervi. Si pensi al contribuente che acquista un terreno il 20 dicembre 2012 e che deve presentare la dichiarazione entro il 20 marzo 2013 (a 90 giorni dall’evento): se a giugno 2013 non effettua il versamento, il contribuente ha solo 30 giorni per rimediare all’omissione e non può utilizzare il ravvedimento «lungo» essendo già scaduto il termine per presentare la dichiarazione Imu. Senza considerare i tanti casi che sfuggono all’obbligo dichiarativo e per i quali non si saprebbe a quale termine fare riferimento.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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