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NOVITÀ NORMATIVE

ALLO STUDIO UN FONDO PER PREVENIRE IL RISCHIO DISSESTO NEGLI ENTI.

Rispunta l'ipotesi delle norme «anti-dissesto» che potrebbero trovare spazio già in settimana nel decreto enti locali atteso alla prossima riunione del Consiglio dei ministri. Nel provvedimento, oltre allo slittamento al 31 ottobre dei termini per la presentazione della dichiarazione Imu e al 30 novembre della scadenza per l'approvazione dei riequilibri di bilancio, potrebbero trovare spazio le regole "preventive" del default che erano state ipotizzate prima dell'estate, ai tempi del decreto sulla revisione di spesa. Anche in questo caso, la sorte delle norme dipende dal nodo della copertura finanziaria.
Alla base del nuovo meccanismo ci sarebbe infatti un fondo rotativo in grado di fornire liquidità ai Comuni più in difficoltà per evitare di farli piombare nel default vero e proprio. Secondo la stessa filosofia che guida gli aiuti della Bce ai Paesi che non saranno in grado di finanziarsi da soli sul mercato dei titoli sovrani, anche l'intervento del fondo sarebbe tutt'altro che gratuito per gli enti interessati. La condizione per accedere alla misura, infatti, sarebbe la sottoscrizione di un piano di rientro quinquennale, con forti vincoli concentrati in particolare su due fronti: l'obbligo di una riduzione, concordata ma consistente, dei livelli di spesa corrente e una revisione "su misura" degli spazi assunzionali e della politica del personale, da sottoporre ovviamente a limiti più stringenti di quelli previsti dalla normativa nazionale per la generalità degli enti.
L'intera dinamica del piano di rientro quinquennale dovrebbe poi essere sottoposta a un controllo esterno continuo, da effettuare prima di tutto attraverso relazioni semestrali da inviare alla Corte dei conti.
Come accennato, l'idea su cui si basa l'ipotesi che sta prendendo forma è da tempo sul tavolo dei tecnici del Governo. A farla nascere sono i problemi crescenti che si riscontrano nei conti di alcuni enti, per esempio il Comune di Napoli e quello di Foggia, insieme ad altri enti del Mezzogiorno (un allarme riguarda ad esempio Reggio Calabria) e non solo (Ancona). All'indomani dei dati sul gettito dell'acconto Imu, però, l'emergenza si è estesa a macchia d'olio, e anche dopo l'ultima revisione delle stime da parte dell'Economia l'Anci parla di 1.500 Comuni in difficoltà gravi o gravissime perché i frutti dell'imposta nel loro territorio sono stati minori del previsto. Proprio questo problema ha spinto il Viminale a lavorare all'anticipo delle rate residue dei fondi di riequilibrio, ma la corsa potrebbe non essere sufficiente a salvare tutti. Sul panorama, poi, incombe l'ulteriore sforbiciata da 500 milioni di euro, che saliranno a 2 miliardi nel 2013, chiesta dal decreto sulla revisione di spesa.
Dal punto di vista delle vie d'uscita in caso di problemi gravissimi, la normativa offre oggi solo il dissesto "controllato" dalla Corte dei conti, che quando incontra falle irreparabili nei conti può spingersi fino a condurre l'ente verso il default. Questa procedura, che ha già interessato Castiglion Fiorentino e Alessandria ed interessa ora altre città (fra cui appunto Ancona e Foggia), ha il pregio di aver aggiunto un controllo più stringente sui casi di disordini contabili, ma presenta anche il difetto dei tempi lunghi.
Prima di arrivare al dissesto, che fa scattare l'obbligo di fissare ai massimi di legge aliquote e tariffe, gli obblighi di contraddittorio fra magistrati ed ente rischiano di lasciar aggravare ulteriormente la situazione. Di qui, secondo i fautori, l'esigenza della nuova normativa, che in questi giorni vivrà una fase decisiva nella ricerca delle risorse indispensabili a farla partire.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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