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NOVITÀ NORMATIVE

PARTITE IVA SENZA VINCOLI NEI COMUNI.

Agli enti locali e a tutte le pubbliche amministrazioni non si applica l'obbligo di considerare in via presuntiva collaborazioni coordinate e continuative i rapporti professionali con i possessori di partita Iva che sono caratterizzati dalla esclusività o netta prevalenza di un unico committente.
Sono queste le indicazioni contenute nel parere 38226 con cui la Funzione pubblica risponde a un quesito posto dalla provincia di Bari. Siamo nell'ambito di un'indicazione, assai convincente nel suo impianto e nel ragionamento giuridico seguito, che esclude le amministrazioni pubbliche dall'applicazione di parte della legge Fornero.
La riforma del lavoro ha previsto che, salvo prova contraria fornita dal committente, devono essere considerati come rapporti di collaborazione coordinata e continuativa quelli instaurati con i titolari di partita Iva e caratterizzati dalla presenza di almeno due dei seguenti fattori: durata superiore a 8 mesi in due anni; superamento dell'80% dei corrispettivi fatturati complessivamente; presenza di una postazione fissa presso la sede del committente. Per la Funzione pubblica questa norma non si applica alle Pa perché essa consiste in una modifica del Dlgs 276/2003 (legge Biagi) che a sua volta non si applica alle Pa, fatte salve le deroghe che devono essere espressamente previste. Tale deroga, nel caso specifico non è prevista, né in modo espresso né implicitamente.
Peraltro la stessa legge Fornero dispone la sua applicabilità ai soggetti pubblici come una norma di principio solamente per la parte riguardante i rapporti di lavoro dei dipendenti e per la sua applicazione concreta dovranno essere adottate specifiche iniziative legislative, il che non si è – almeno fino a oggi – realizzato. Di conseguenza queste disposizioni non si devono considerare applicabili alle Pa, per le quali la disciplina continua a essere quella contenuta nell'articolo 7, comma 6, del Dlgs 165/2001.
A conferma di tale conclusione va anche la considerazione che siamo in presenza di una disposizione che «non riguarda il regime del rapporto di lavoro, ma la disciplina processuale dell'onere della prova», per cui si deve continuare ad applicare in questo caso «il regime ordinario dell'onere della prova nel rito del lavoro». Il che non deve fare dimenticare l'esistenza di marcate limitazioni, peraltro accresciute negli ultimi anni, al ricorso alle collaborazioni da parte dei soggetti pubblici, con la conseguente maturazione di responsabilità amministrativa e disciplinare in caso di violazione.
Nella direzione della limitazione degli ambiti entro cui la legge 92 si applica alle Pa, va anche il parere 37561 della Funzione pubblica. In caso di rinnovo di assunzioni a tempo determinato per supplenze temporanee, non si applica alle scuole comunali la moratoria di 60 o 90 giorni (secondo che la durata del contratto sia inferiore o superiore a 6 mesi).
Da sottolineare che, con lo stesso parere, la Funzione pubblica ha stabilito che in tutte le pubbliche amministrazioni, a seguito del superamento di più concorsi, si può andare oltre il tetto dei 3 anni nelle assunzioni flessibili e i vincoli imposti alle interruzioni nel caso di loro successione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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