PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

IL FEDERALISMO PUO' ESSERE SALVATO CON IL PAREGGIO DI BILANCIO.

Il giocattolo si è dunque rotto: l'illusione che con il federalismo fiscale si potesse raddrizzare l'Italia è stata sepolta da scandali e malaffare. Ma se l'effetto è salutare, perché era patologico credere che la riforma potesse realizzare obiettivi fuori dalla sua portata, l'arma che l'ha scatenato è impropria. Le malversazioni laziali o di altre regioni hanno poco o nulla a che fare con il federalismo fiscale e vanno invece ascritte ad un capitolo diverso, quello del codice penale.
Appare allora ingiusto liquidare con un colpo di penna, solo in base alla cronaca nera, una riforma tanto complessa e impegnativa. Anche perché, rispetto alle accuse, manca il riferimento a un contro-fattuale credibile: quale sarebbe stato l'andamento della pressione fiscale se spese ed entrate fossero rimaste centralizzate? E ingiusto anche perché sul banco degli accusati si mette una riforma rimasta a metà.
Bisogna dunque terminare l'operazione «fabbisogni standard» delle più importanti funzioni di spesa di comuni e regioni. Al di là delle difficoltà tecniche, la questione fondamentale è l'accettazione sul piano politico dei fabbisogni standard anche attraverso il loro progressivo utilizzo nel processo della spending review. È poi urgente il completamento del sistema di perequazione tra i comuni che lascia indeterminata la scelta cruciale della redistribuzione territoriale.
Si tratta poi di dare contenuto concreto al coordinamento delle decisioni di finanza pubblica tra Stato e autonomie: già la legge delega del 2009 ha previsto una «clausola di invarianza» della pressione fiscale complessiva, rimasta una pura petizione di principio. Le domande cruciali in una fase come questa sono due: come ripartire i tagli di risorse tra centro e periferia? Come fissare un tetto complessivo alla pressione fiscale e conseguentemente quali spazi assegnare ai tributi statali e a quelli locali? Un'occasione per affrontare questo nodo critico può essere il ridisegno istituzionale derivante dall'attuazione del nuovo articolo 81 della Costituzione che prevede il pareggio di bilancio per tutti i livelli di governo.
Ancora, bisogna coinvolgere in modo più strutturale e pervasivo le regioni a statuto speciale e le province autonome nella riforma, rendendo omogenea la disciplina dei tributi derivati dallo Stato sull'intero territorio nazionale ed estendendo anche alle specialità i principi fondamentali dei sistemi perequativi basati sui criteri dei fabbisogni standard e delle capacità fiscali standard.
Cogliendo l'occasione della delega fiscale all'esame del parlamento si dovrebbe rendere più chiara e trasparente la responsabilità fiscale degli amministratori locali davanti ai propri cittadini, limitando le incursioni dello Stato nei tributi decentrati (esemplare è la vicenda Imu, ma anche i continui interventi sull'Irap) e mettendo un po' di ordine nella selva delle addizionali regionali e comunali sull'Irpef.
Sullo sfondo dei profili più strettamente finanziari stanno poi le grandi questioni ancora irrisolte sul piano istituzionale quali la rappresentanza politica dei territori in un sistema a forte decentramento (il "Senato federale") e il ridisegno delle autonomie territoriale per superare i problemi di frammentazione, eterogeneità, sovrapposizioni (unioni/fusioni di comuni, revisione del livello provinciale).
Insomma nel cantiere del federalismo, se si volesse, il lavoro certamente non mancherebbe. A ben vedere, potrebbe nascere da qui un federalismo fiscale "completato" oltre che "controllato", perché non c'è nulla di peggio di una riforma lasciata a metà.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio