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NOVITÀ NORMATIVE

I SEGRETARI COMUNALI POSSONO ESSERE PRESIDENTI DI CDA

Il segretario generale del comune può sedersi sulla poltrona di presidente del consiglio di amministrazione di una società partecipata in house; e nulla vieta che i due stipendi si cumulino.
Il via libera arriva dalla sezione di controllo della Corte dei conti della Lombardia, che in parere inviato al comune di Milano ha detto «sì» all'ipotesi di affidare al segretario dell'ente il ruolo di presidente nel cda di Metropolitana Milanese, società in house di Palazzo Marino.
Per i magistrati contabili, nessuna incompatibilità impedisce all'attuale segretario, Giuseppe Mele, di sostituire Lanfranco Senn come presidente di Mm e di guidare sia la macchina comunale (con uno stipendio complessivo da 234mila euro lordi all'anno) sia le metropolitane (l'indennità di Senn viaggia poco sopra i 76.600 euro lordi all'anno).
L'autorizzazione, precisa la Corte, deve arrivare dal sindaco, che dando il proprio consenso avrà valutato che il doppio incarico non metta in pericolo l'attività istituzionale del segretario e la sua funzione di garanzia della trasparenza e dell'imparzialità del comune.
Effettuata questa valutazione, la strada è libera anche perché le norme impongono che l'ente abbia un controllo diretto sulle società in house, e la doppia poltrona del segretario tradurrebbe in pratica nel modo più evidente questo rapporto.
Nella sua richiesta di parere Palazzo Marino precisava che la scelta non sarebbe caduta su Mele in quanto segretario del comune, ma in virtù della sua «ampia e profonda esperienza giuridico-finanziaria»; non solo, per raccogliere le candidature il comune ha pubblicato un bando, a cui il segretario dell'ente ha mandato la propria candidatura.
Con le norme attuali, secondo la delibera della corte, l'incompatibilità tra impiego pubblico e un'altra attività remunerata e continuativa c'è, ma è «temperato» dalla possibilità di ottenere un'autorizzazione per uno "strappo alla regola" in situazioni particolari.
La decisione è in mano al sindaco, a cui spetta la valutazione sul fatto che la nomina sia «nell'interesse del buon andamento dell'amministrazione» (lo prevede l'articolo 53 del Dlgs 165/2001). Nessun ostacolo si incontra poi sul versante delle indennità; l'unico tetto potrebbe arrivare dai tetti agli stipendi dei manager pubblici, che attendono però ancora i regolamenti attuativi e quindi al momento nei fatti non operano.
Una nuova griglia di incompatibilità è contenuta nel regolamento attuativo della riforma dei servizi pubblici locali, che però dovrebbe colpire solo gli affidamenti a terzi lasciando libere le società in house.
FONTE:IL SOLE 24 ORE

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