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NOVITÀ NORMATIVE

NUOVE SANZIONI IN CASO DI GRAVI IRREGOLARITA' NEI CONTI.

Multa fino a 20 indennità per gli amministratori locali e per i revisori dei conti che causano il dissesto dell'ente locale, e licenziamento del ragioniere capo che si macchia di «gravi irregolarità».
Nel pacchetto di misure per «trasformare l'Italia», come spiegato ieri dal premier Monti, il decreto enti locali rilancia sul «fallimento politico» introdotto lo scorso anno dai decreti attuativi del federalismo fiscale (ma mai applicato), e all'incandidabilità decennale per i politici che portano l'ente al dissesto aggiunge la sanzione economica e allarga il tutto ai guardiani dei conti. Per far scattare la sanzione, che va da un minimo di 5 a un massimo di 20 indennità, all'amministratore o al revisore dovrà essere attribuito il dolo o la colpa grave da parte della Corte dei conti. I sindaci che incappano in questo marchio devono rinunciare per 10 anni a qualsiasi carica elettiva, oltre che alla possibilità di diventare assessore o amministratore in enti vigilati o partecipati dalla Pubblica amministrazione, mentre i revisori si vedono escludere per lo stesso periodo dall'albo dei guardiani dei conti e vengono segnalati al loro ordine per i provvedimenti disciplinari del caso. Sindaco e presidente di Provincia, poi, potranno revocare l'incarico al responsabile dei servizi finanziari colpevoli di «gravi irregolarità».
L'obiettivo è evidentemente quello di rilanciare una regola finora molto annunciata ma per nulla praticata, all'interno di un nuovo sistema delle verifiche che strizza l'occhio ai controlli esterni abbandonati con le leggi Bassanini e poi la riforma del Titolo V.
Nelle Province, Città metropolitane, capoluoghi e in generale nei centri sopra i 60mila abitanti il presidente del collegio dei revisori sarà un dipendente del ministero dell'Economia o del Viminale, e sarà nominato dal prefetto. In tutti i Comuni (con parziali eccezioni per quelli con meno di 5mila abitanti) saranno poi decisamene ampliati i compiti dei revisori, che dovranno dire la loro non solo sui passaggi cruciali dei bilanci ma su tutte le mosse finanziarie. Sulle proposte di ricorso all'indebitamento o alla finanza innovativa, ma anche sulle esternalizzazioni, i rapporti con le partecipate e più in generale sulle modalità di gestione dei servizi, i revisori dovranno esprimere pareri di congruità che il consiglio comunale potrà derogare solo con «adeguate motivazioni» espresse.
È però l'intero sistema dei controlli locali a subire una cura ricostituente dalle nuove regole esaminate ieri dal consiglio dei ministri. Viene rafforzato il ruolo dei responsabili dei servizi e della ragioneria su tutte le decisioni che comportino «riflessi diretti e indiretti» sulla situazione finanziaria dell'ente, costringendo Giunta e Consiglio a seguire i loro pareri o motivare espressamente la deroga. Il decreto riprende poi le previsioni della riforma dei controlli prevista dal Codice delle Autonomie arenatosi in Parlamento, e prevede per gli enti sopra i 5mila abitanti la creazione di un sistema formalizzato di controlli che si estende alle partecipate. Il ruolo delle società dovrà essere misurato anche nelle verifiche sugli equilibri finanziari. Per garantirli, si introduce un nuovo strumento di garanzia con l'obbligo di creare un fondo di riserva pari almeno al 3 per mille delle spese correnti totali per poter far fronte a uscite impreviste.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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