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NOVITÀ NORMATIVE

RIFORMA DELLA RISCOSSIONE: TUTTO RINVIATO AL 30 GIUGNO 2013.

Non c'è solo il rinvio, ma anche il congelamento del quadro attuale con il divieto di procedere a nuovi affidamenti e la proroga automatica fino al 30 giugno 2013 delle gestioni attuali, senza possibilità di ritoccarne i contratti. Il tutto «in attesa del riordino» complessivo del settore, già previsto dai correttivi approvati giusto ieri in commissione Finanze alla Camera alla delega fiscale, dove si prevede l'adozione di un testo unico della riscossione che sottoponga i gestori a «regole pubblicistiche», vincoli gli affidamenti ai principi di «competitività, certezza e trasparenza» e imponga alle società private l'adozione di un codice deontologico, da definire con un decreto del ministero dell'Economia.
L'obiettivo, oltre a creare una griglia rigida nel rapporto di servizio fra Comune e società di riscossione, è quello di aumentare le responsabilità dei privati che raccolgono i tributi per conto dei sindaci, e che in un quadro pubblicistico potrebbero essere chiamati anche a rispondere dell'eventuale danno erariale e a rifondere le entrate della Pubblica amministrazione che sono mancate all'appello a causa di un loro dolo o colpa grave. Un tema, questo, molto dibattuto dalla giurisprudenza contabile e che ora potrebbe essere fissato per legge.
Tradurre in pratica questi principi tocca ai decreti attuativi, che andranno scritti in fretta per essere pienamente a regime a giugno dell'anno prossimo, data a cui è stata spostata l'uscita di Equitalia dal campo della riscossione locale. Nel frattempo, non c'è altra strada se non quella di mantenere tutto com'è, impedendo anche qualsiasi ritocco contrattuale alle gestioni in corso. La partita, però, non finisce qui.
Lo scandalo Tributi Italia culminato mercoledì nell'arresto di Giuseppe Saggese, il numero uno della società accusato di aver trattenuto per le proprie spese almeno 20 milioni di euro di tributi raccolti per i sindaci, ha riportato l'attenzione sulle regole per i versamenti nei conti comunali delle somme riscosse dai gestori del servizio. Sul tema era già intervenuto il decreto Sviluppo del maggio 2011 (Dl 70/2011), lo stesso che aveva previsto l'uscita di Equitalia dalla riscossione locale dal 1° gennaio 2012, termine poi spostato di un anno e ritoccato ora dal decreto appena approvato. Già la legge di conversione dell'ultimo decreto fiscale (legge 44/2012) aveva accorciato i tempi dei versamenti, imponendo di aprire conti ad hoc su cui depositare le somme e di riversarle entro i primi 10 giorni del mese successivo alla riscossione effettiva (e non più entro tre mesi): il caso di Tributi Italia, insieme a quello simile di Gema accusata dalla Procura di Foggia di aver causato un buco di almeno 16 milioni, rilanciano le chance di misure più drastiche, che impongano per esempio il versamento immediato dei tributi nei conti di tesoreria dei Comuni.
Un'ipotesi a cui si sono detti favorevoli le stesse società private riunite nell'Anacap, l'associazione nazionale dei concessionari, purché si fissi per legge anche l'obbligo per il tesoriere di stornare contestualmente i loro compensi. Insieme ai Comuni che scoprono buchi di bilancio per riscossioni non riversate, infatti, esistono casi di società che rischiano squilibri pesanti nei conti a causa del mancato pagamento da parte della Pubblica amministrazione.
I tecnici di amministrazione finanziaria ed enti locali hanno poi già aperto il confronto sugli altri nodi creati dal decreto sviluppo del 2011. In commissione Finanze al Senato si è già lavorato al superamento della norma che in pratica blocca le ganasce fiscali per debiti sotto i 2mila euro, e che ha fermato le azioni esecutive per la quasi totalità del fisco locale. Rimane però aperta la questione del passaggio di consegne dei ruoli già attivati da Equitalia e ancora non riscossi, che i Comuni vorrebbero lasciare in carico all'agente nazionale fino al traguardo dell'incasso delle somme.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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