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NOVITÀ NORMATIVE

AFFIDAMENTO SERVIZI PUBBLICI: AMMESSI SOLO NEGLI AMBITI OTTIMALI.

Rischio-blocco per gli affidamenti di servizi pubblici nelle Regioni che non hanno ancora costruito gli ambiti territoriali ottimali chiesti dalla manovra-bis del 2011.
Il decreto crescita approvato la scorsa settimana al Consiglio dei ministri torna a intervenire sui servizi pubblici locali, rilanciando le "liberalizzazioni" sopravvissute alla sentenza 199/2012 con cui la Corte costituzionale ha cancellato a luglio le norme-fotocopia (articolo 4 del Dl 138/2011) di quelle bocciate dai referendum nel giugno 2011. Per raggiungere l'obiettivo, il decreto prevede che nel caso di servizi a rete a rilevanza economica gli affidamenti siano «effettuati unicamente» dagli enti di governo istituiti per gestire i bacini territoriali ottimali. Problema: enti locali e Regioni avrebbero dovuto disegnare i confini degli ambiti fin dal 30 giugno scorso, come indicato dall'articolo 3-bis dello stesso Dl 138, ma in molti territori l'individuazione dei bacini è lontana dal traguardo, e in qualche caso non è nemmeno partita. In questi casi, di conseguenza, diventerebbe impossibile effettuare gli affidamenti, sia con gara sia in house.
Il quadro è articolato: tra le Regioni più avanti va citata l'Emilia Romagna, che ha riunito i nove vecchi Ato provinciali in un'agenzia unica, o il Veneto che a fine settembre ha ridisegnato l'igiene urbana. In altre realtà è stata avviata la costruzione degli ambiti, ma gli enti di governance non sono ancora pronti (è il caso del Piemonte), mentre altre Regioni non hanno nemmeno avviato la macchina. La prospettiva, quindi, rischia di essere quella di un blocco generalizzato degli affidamenti, superabile solo se si tagliano drasticamente i tempi per la creazione degli ambiti e dei loro organi di governo.
Sul fronte vero e proprio delle liberalizzazioni, invece, il nuovo decreto non esce dai binari tracciati dalla Consulta nella sentenza che ha cancellato i limiti all'in house. La bussola per gli affidamenti diretti resta quella delle regole Ue, che aprono questa strada solo se la società affidataria è interamente pubblica, lavora in prevalenza con l'ente affidante ed è soggetta a un controllo analogo a quello che l'ente garantisce sui propri uffici. Il decreto si limita ad aggiungere il tassello della trasparenza, prevedendo che tutti gli affidamenti di questo tipo siano accompagnati da una relazione da pubblicare sul sito Internet dell'ente affidante in cui si dia conto delle ragioni della scelta per l'in house e di eventuali compensazioni economiche. Per gli affidamenti già attivi la relazione va pubblicata entro fine anno.
Un'ultima novità riguarda gli affidamenti diretti a società già quotate in Borsa al 1° ottobre 2003: se i contratti non hanno scadenza, decadranno automaticamente dal 31 dicembre 2020.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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