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NOVITÀ NORMATIVE

SULLE FERIE NON GODUTE ALCUNE APERTURE SUI PAGAMENTI.

Appare e poi scompare la circolare "legislativa" della Funzione pubblica in tema di monetizzazione delle ferie non godute. La norma è chiara: la spending review taglia inesorabilmente la monetizzazione delle ferie (articolo 5, comma 8, Dl 95/2012). Quello che non è chiaro è che fine abbia fatto il parere prot. 40033 dell'8 ottobre prima pubblicata sul sito istituzionale dello stesso Dipartimento e poi misteriosamente scomparso.
Nel merito, il tema è di quelli scottanti. Da una parte la spending review stabilisce che le ferie non godute «non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi» mentre, a livello interpretativo, si cerca di mitigare quel perentorio «in nessun caso» contenuto nel testo normativo. Sarà che l'interprete istituzionale si è accorto che questa volta il legislatore si è allargato troppo?
Con ogni probabilità è così. Già ai primi di agosto la Funzione pubblica aveva ammesso che, in alcuni limitati casi, si potessero liquidare le ferie non godute (nota prot. 32397 del 06/08/2012). Ma è con l'ultimo parere che viene chiarita la ratio. L'obiettivo è colpire gli abusi correlati all'assenza di programmazione da parte del datore di lavoro e all'utilizzo improprio delle possibilità di riporto previste nei contratti collettivi. In sintesi le ferie non potranno essere liquidate quando alla cessazione del rapporto di lavoro concorre attivamente il lavoratore; al contrario sono ammessi tutti quei casi indipendenti dalla volontà del lavoratore e dalla capacità organizzativa del datore di lavoro.
Riprendendo il testo della norma si ha, quindi, una presunzione di colpa (abuso) nei casi di cessazione derivanti da mobilità (anche se in questo caso non c'è una cessazione e quindi non era possibile liquidare le ferie neppure prima), dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di età. Il Dipartimento da una parte ha aggiunto il licenziamento disciplinare ed il mancato superamento del periodo di prova e dall'altra ha aperto la strada ai casi di decesso, di dispensa per inidoneità permanente e assoluta, di malattia, di aspettativa e di gravidanza. Negare una deroga in questi casi comporterebbe un preclusione ingiustificata ed irragionevole per il lavoratore, che si è trovato nell'impossibilità di godere di un proprio diritto.
A supporto di queste tesi vengono richiamati prima i principi comunitari (articolo 7 della Dir. 2003/88) e poi la giurisprudenza, sia europea che italiana. Giurisprudenza che, a più riprese, ha riconosciuto il diritto alla liquidazione delle ferie non godute per malattia e inabilità al servizio. Anche in questi casi, prima di procedere al pagamento in questione, dovrà essere verificato il rigoroso rispetto delle norme che consentono il riporto nel tempo delle ferie, ovvero le documentate cause di servizio. A livello interpretativo si cerca di mettere una toppa ad un testo normativo che si pone in contrasto sia ai principi generali (europei e costituzionali) che alla costante giurisprudenza.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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