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NOVITÀ NORMATIVE

I SINDACI CONTESTANO LE MANOVRE E I TAGLI DEL GOVERNO.

«Con la legge di stabilità c'è un deterioramento ulteriore». Il sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli, riepiloga i numeri: «I 3 miliardi come riflesso delle ultime manovre del Governo Berlusconi, del decreto Salva-Italia e dei trascinamenti della spending review, ai quali si aggiungono ora altri 500 milioni. Con il corredo di una serie ulteriore di limitazioni, frutto di un neocentralismo che riduce le possibilità d'azione degli enti locali».
Dall'assemblea dell'Anci parte un coro di proteste contro i tagli alla finanza locale. Risuonano parole come «federalismo tradito» e «autonomia ingabbiata». I sindaci invocano un ruolo attivo per la crescita dei territori. Si scontrano, come dice il sindaco di Modena, Giorgio Pighi, contro «una riduzione ripetitiva della spesa di cui si sottovalutano le conseguenze. E non solo sui bilanci, ma anche sulla programmazione. Si calano tagli sui servizi già in essere, come quelli per l'infanzia». Boccone amaro da digerire per un Comune come quello di Modena, uno di quelli, spiega Pighi, «dove il sistema delle scuole per l'infanzia, tra statali, comunali e private, ha sempre coperto il 100% della domanda».
I primi cittadini non sono più disposti a subire sforbiciate agli enti locali. E puntano l'indice su manovre che sottraggono risorse agli investimenti. Ferrara, per esempio, disporrà di 3 milioni in meno. «Cosa che per noi – dice il sindaco Tiziano Tagliaini – significa mettere a rischio interventi su scuola e patrimonio artistico e culturale, che per la nostra città è un motore economico fondamentale. Lo Stato non riduce la sua spesa e scarica le maggiori imposizioni fiscali sui Comuni, che invece la spesa l'hanno già ridotta e poi sono costretti a scaricare i costi sulle famiglie».
Tutti elencano gli sforzi per la riduzione con tagli ai costi delle macchine comunali. Ma il fatto è, dicono, che nessuno ha il coraggio di mettere mano a voci di spesa molto più importanti, come «gli emolumenti dei manager e dei consiglieri di amministrazione delle grandi aziende nazionali», conclude Tagliani. Si sentono tutti in trincea, vorrebbero un Paese che crede nel ruolo dei Comuni per lo sviluppo economico. «Proprio come fa l'Europa – osserva il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero – che ha ben compreso come lo sviluppo locale sia lo strumento principale per la crescita di un Paese. Invece noi ci sentiamo marginalizzati, ci ritroviamo contro il territorio, a causa di provvedimenti come il patto di stabilità».
C'è chi ricorda come sia stata proprio l'ultima grande stagione del decentramento a far crescere l'Italia. «Il patto di stabilità, la mancata autonomia gestionale e fiscale, l'Imu: va tutto nella direzione di mortificare gli enti locali»: va giù duro Santarsiero. A sua volta il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, avverte: «I Comuni hanno già dimostrato che non si sottraggono alla verifica dei costi e l'abbiamo fatto a differenza di altri. È possibile, per esempio, che in Italia ci siano 450 enti di secondo livello? Non c'è un disegno di riforma istituzionale del Paese. Una volta eravamo tutti federalisti, adesso non sappiamo cosa siamo».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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