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NOVITÀ NORMATIVE

MODIFICHE AL FONDO ANTI-DISSESTO.

I tecnici del Governo sono al lavoro per ampliare la strada d'accesso al fondo anti-dissesto previsto dal decreto enti locali pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» la scorsa settimana, e si studia l'ipotesi di aprire il fondo anche ai Comuni a cui la Corte dei conti ha già indirizzato "l'ultimatum" per l'adozione delle misure correttive vincolanti per evitare il default come avvenuto per esempio a Reggio Calabria. Impossibile, però, che la giostra degli aiuti possa ospitare anche i Comuni nei quali la dichiarazione di dissesto si è già verificata, come ad Alessandria.
Sono queste le prospettive indicate ieri dal ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, intervenuta alla seconda giornata dell'assemblea nazionale dell'Anci in corso a Bologna. Quella sul fondo anti-dissesto, espressa a margine del convegno, è l'unica apertura arrivata dal ministro, che nell'intervento ufficiale ha ribadito la linea del Governo sulla necessità di attuare il rafforzamento delle verifiche, nei fatti tornando in parte alla vecchia impostazione dei controlli esterni, e di fissare rigidi requisiti professionali per i responsabili dei servizi finanziari e le altre figure apicali dell'amministrazione locale. «L'obiettivo – ha spiegato Anna Maria Cancellieri – è incentivare la responsabilità degli amministratori, attuando uno spoil system meritocratico» e non più basato sui soli criteri fiduciari.
Nemmeno dal titolare del Viminale (che ha letto un intervento scritto, suscitando più di un mugugno fra gli amministratori in platea), dunque, i sindaci hanno ottenuto l'ipotesi di un cambio di rotta su un'impostazione che anche il presidente dell'Anci Graziano Delrio ha criticato con durezza: «Siamo pronti ad affrontare tutti i nuovi adempimenti – aveva spiegato nella relazione introduttiva riferendosi in particolare alle verifiche semestrali da parte della magistratura contabile e al rafforzamento dei compiti dei revisori dei conti –, ma non si può pensare di sostituire la politica con la Corte dei conti».
Sul meccanismo anti-dissesto, cioè sull'aiuto statale tramite un fondo rotativo da rifinanziare con i piani di rientro degli stessi Comuni coinvolti, i correttivi sono possibili, e riguardano i requisiti individuati per accedere all'incentivo. Il sistema disegnato dal decreto apre infatti le porte solo ai sindaci a cui la Corte dei conti non abbia ancora indicato i termini entro cui occorre mettere in campo le misure correttive indispensabili a evitare il default.
Un meccanismo così concepito, però, rischia di affidare al caso la possibilità di chiedere l'aiuto statale, anche perché le procedure di verifica da parte della magistratura contabile non sono fissate dalla legge nazionale, e cambiano da regione a regione: in questo quadro, un Comune potrebbe trovarsi escluso dal fondo perché la sezione regionale della Corte ha scelto un iter più rapido rispetto a quella della regione vicina. In nessun caso, però, il meccanismo si potrà aprire a chi nel dissesto è già entrato.
Il potenziamento dei controlli sugli enti locali è stato difeso ieri a Bologna anche dal ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi, che ha sottolineato la volontà del Governo di andare avanti subito sul riordino delle Province nonostante il fatto che sulla riforma si attende la sentenza della Corte Costituzionale a causa dei ricorsi regionali. «La Consulta – spiega Patroni Griffi – si dovrà pronunciare sul sistema elettorale, cioè sulla natura di enti di secondo livello delle nuove Province, ma non sul loro numero».
Via libera, quindi, al decreto sul riordino, che dovrebbe essere varato dall'ultimo consiglio dei ministri di ottobre: in linea di massima il provvedimento recepirà le indicazioni dei consigli delle autonomie locali delle varie regioni anche se, nota Patroni Griffi, «ci sono state resistenze conservatrici e qualche capoluogo ha scoperto un improvviso innamoramento per Prefetture e altri uffici del Governo»: un colpo di fulmine che il decreto potrebbe spegnere d'imperio.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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