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NOVITÀ NORMATIVE

ALLARME SINDACI SUI RIMBORSI TFR: RISCHI CONCRETI DI DISSESTO.

La restituzione ai dipendenti pubblici delle trattenute del 2,5% per il trattamento di fine servizio dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale rischia di far saltare i conti dei Comuni, soprattutto quelli medio-piccoli. La partita, ha scritto ieri il presidente del l'Anci Graziano Delrio al ministro dell'Economia Vittorio Grilli, vale almeno 200 milioni di euro, e per evitare ai sindaci uno "sforamento obbligato" del Patto di stabilità e dei vincoli di spesa sul personale bisogna subito mettere mano a una soluzione. Anche perché, si legge nella lettera, «la rilevanza della situazione e i profili di responsabilità a essa connessi» non consentono ritardi, tanto più che nei piccoli Comuni l'obbligo di restituzione può addirittura «portare al dissesto».
Il problema è quello sollevato dalla sentenza 223/2012, con cui la Corte costituzionale ha bocciato «per evidenti ragioni di equità» una serie sacrifici imposti solo ai dipendenti pubblici e non a quelli privati. Tra le regole cadute sotto le forbici della Consulta, il «contributo di solidarietà» (taglio del 5% della quota di stipendio superiore ai 90mila euro annui e del 10% di quella superiore a 150mila euro) interessa soprattutto i vertici di Stato e Regioni, mentre la trattenuta del 2,5% per il Tfr si fa sentire parecchio anche dalla parte dei Comuni. A un impiegato di un ente locale, la cancellazione della trattenuta offre circa 24 euro netti al mese in più, e impone la restituzione di 670 euro prelevati fra 2011 e 2012: nel caso di un dirigente, gli euro al mese in più possono salire a 78 e gli arretrati netti a 2.238.
Gli amministratori locali naturalmente non contestano il merito della sentenza, ma lanciano l'allarme sulle conseguenze contabili dell'obbligo di restituzione. Oltre al rischio-dissesto dei piccoli enti, dove i bilanci sono più tirati, l'aumento di spesa impatta ovviamente anche sui limiti alle uscite per il personale e sui vincoli del Patto di stabilità.
Intanto, nonostante le obiezioni parlamentari (si vedano gli articoli in primo piano), si stringe la maglia dei controlli aggiuntivi introdotti dal Dl 174/2012. La sezione Autonomie della Corte dei conti ieri ha fissato il calendario e i primi indirizzi attuativi delle nuove norme: in particolare, sono state definite le modalità applicative sull'esame dei bilanci preventivi delle Regioni e sul controllo preventivo di regolarità degli atti regionali, mentre per i Comuni le verifiche puntano soprattutto sugli appuntamenti semestrali di controllo delle gestioni sulla base delle relazioni inviate dai sindaci.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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