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NOVITÀ NORMATIVE

CORTE DEI CONTI : DEFINITI I CONTROLLI DOPO IL DL 174/2012 MA IL PARLAMENTO FRENA!

Controlli della Corte dei conti senza appesantimenti burocratici. La parola d'ordine almeno per il momento sarà: semplificazione degli adempimenti a carico delle regioni e degli enti locali e agilità nelle interpretazioni. Le verifiche, per esempio, saranno accorpate, nei termini e nei modi, a controlli già in atto presso le pubbliche amministrazioni, in modo da evitare eccessivi oneri per gli uffici e duplicazioni di atti.
Si comincerà subito con i controlli preventivi di legittimità sui bilanci delle regioni. Saranno le prime verifiche a partire e terranno conto dei differenti sistemi contabili in uso presso gli enti territoriali.
Sono questi i primi indirizzi interpretativi della Corte conti per l'implementazione nelle regioni e negli enti locali del nuovo sistema di controlli introdotto dal decreto legge salva enti (dl n. 174/2012). A definirli è stata la sezione autonomie, riunitasi a tempo di record visto che il decreto è entrato in vigore solo l'11 ottobre scorso. Le indicazioni saranno trasposte in una delibera della sezione autonomie che vedrà la luce alla fine della prossima settimana. Ma alcune indicazioni sono già chiare: la Corte conti è pronta ad attuare subito il dl 174, in un'ottica di collaborazione e semplificazione, imposta dalla prima applicazione del provvedimento, e già gradita dalle amministrazioni controllate.
Stando a quanto riferiscono gli stessi giudici contabili, le nuove prerogative affidate alla Corte non sembrano preoccupare più di tanto i diretti interessati che stanno manifestando «piena disponibilità a collaborare per una celere e ottimale attuazione delle nuove norme». Nonostante il decreto sia in vigore solo da pochi giorni, la Corte ha già provveduto a registrare i primi atti inviati dalle regioni, per lo più attuativi di norme comunitarie. E tra le amministrazioni che con più solerzia hanno adempiuto ai nuovi obblighi di trasparenza ce ne sono alcune (Puglia e Sicilia) che negli ultimi anni si sono distinte per una gestione non proprio rigorosa delle risorse pubbliche e dei vincoli di bilancio.
Peccato però che la stessa accoglienza entusiasta non si registri in parlamento. La commissione bicamerale per le questioni regionali ha infatti bocciato nettamente il decreto sui tagli ai costi della politica. Un no secco e un giudizio tranchant quello della commissione presieduta dal leghista Davide Caparini, secondo cui «l'impianto complessivo del testo è insufficiente» oltre che incompatibile con l'attuale titolo V della Costituzione. Un vizio di fabbrica di cui il governo è stato consapevole fin dall'inizio tanto da aver presentato in consiglio dei ministri un ddl di riforma costituzionale che però difficilmente taglierà il traguardo prima della fine della legislatura.
La commissione ha bocciato gli articoli 1 e 3 del decreto che rafforzano i controlli della Corte dei conti sugli atti rispettivamente di regioni ed enti locali. In particolare, secondo la Bicamerale, l'art. 1 presenterebbe profili di criticità nella parte in cui introduce nuovi controlli di legittimità della Corte conti sul rispetto dei vincoli finanziari, sulla copertura delle leggi di spesa e sul bilancio di previsione. Per il parlamento si tratterebbe di una «eccessiva compressione della sfera di competenza propria delle autonomie regionali».
Anche l'art.3 dedicato ai controlli sugli enti locali viene cassato dalla Bicamerale. Nel mirino soprattutto le norme sui controlli interni, sui controlli di gestione e sulla revoca del ragioniere capo (che sarà impossibile per il sindaco senza l'ok di via XX settembre). Tutte disposizioni che andrebbero ad incidere «fortemente sull'autonomia organizzativa e gestionale degli enti locali».
Promosso invece l'art. 2 sul taglio ai costi della politica regionale. «L'abbiamo salvaguardato», spiega il relatore del decreto in commissione, Luciano Pizzetti (Pd), «perché condividiamo la volontà di tagliare i costi della politica, ma sulle funzioni della Corte dei conti e della Ragioneria dello stato la norma è francamente inaccettabile dal punto di vista della cultura autonomista».
Il no della Commissione arriva proprio nel giorno in cui la Corte conti ha ufficialmente annunciato di aver fatto partire i controlli senza aver incontrando resistenze da parte degli enti. Uno stop inaspettato, dunque, che i magistrati contabili accolgono senza polemiche. «Abbiamo il massimo rispetto per le valutazioni della Bicamerale», ha dichiarato a ItaliaOggi il presidente della sezione autonomie Giuseppe Larosa, «ma riteniamo che i dubbi di costituzionalità possano essere superati alla luce delle recenti sentenze della Consulta che hanno giudicato legittima l'istituzione dei collegi di revisione nelle regioni». «E poi», prosegue, «è vero che l'art. 114 della Costituzione sancisce il principio della equiordinazione tra stato, regioni ed enti locali, ma questa equiordinazione deve valere non solo sul fronte delle prerogative ma anche su quello dei controlli».
La bocciatura di palazzo San Macuto, però, inevitabilmente complicherà le cose anche ai giudici guidati da Luigi Giampaolino. Anche perché la commissione ha già richiesto al premier Mario Monti di prorogare oltre il 30 ottobre il termine entro il quale i governatori dovrebbero individuare la regione più virtuosa su cui andranno riparametrate le nuove indennità di consiglieri e assessori. Le regioni chiedono al governo di fare chiarezza. «Abbiamo chiesto la convocazione di una Conferenza straordinaria per il 30 ottobre», ha annunciato il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani. «Il governo, a questo punto, ci deve dire cosa fare. Aspettiamo una risposta».
FONTE: ITALIA OGGI

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