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NOVITÀ NORMATIVE

COMUNI CHIAMATI A CONVENZIONARSI CON IL MEF PER PAGARE GLI STIPENDI.

Anche i comuni sono soggetti all'obbligo di convenzionarsi con il Mef per la gestione degli stipendi ovvero, in alternativa, di utilizzare i parametri di qualità e di prezzo da esso stabiliti per l'acquisizione dei medesimi servizi sul mercato di riferimento. Con una nota del 12 ottobre scorso, infatti, Via XX Settembre, rispondendo a una richiesta dell'Anci, ha confermato che l'art. 5, comma 10, del dl 95/2012 si applica anche agli enti locali.
La formulazione della norma, in effetti, non è chiarissima: essa rinvia ad altre precedenti disposizioni (art. 1, comma 447, della legge 296/2006 e art. 2, comma 197, della legge 191/2009) che riguardavano le sole amministrazioni statali.
Il Mef, tuttavia, ha ritenuto che «sotto il profilo soggettivo, i comuni sono sottoposti alla disciplina in quanto inclusi tra le pubbliche amministrazioni (art. 1, comma 2, del dlgs 165/2001), diverse da quelle statali già obbligate dalla previgente normativa». La nota ha anche chiarito che lo schema di convenzione per ora reso disponibile costituisce «uno standard, da adattare e utilizzare in relazione alle specificità e caratteristiche delle singole amministrazioni».
In effetti, tale convenzione non include alcune tipologie di servizi normalmente gestiti in forma integrata con quelli prettamente riferiti agli stipendi. Si tratta, in primo luogo, delle attività svolte tipicamente dagli uffici del personale degli enti, o, presso quelli più piccoli, da esperti/service esterni come, per esempio, l'immissione di giustificativi di assenza, l'aggiornamento degli anagrafici o le comunicazioni ai centri per l'impiego.
Rimangono fuori, inoltre, le attività relative ad alcune tipologie di reddito quali quelli assimilati, autonomi e diversi (dipendenti altra p.a., amministratori locali, collaboratori coordinati e continuativi, Lsu, cantieri di lavoro, borse di lavoro, borse di studio, forestali, professionisti, indennità di esproprio, contributi ad enti e associazioni ecc.). Un problema ulteriore nasce dal fatto che, nella maggior parte dei casi, gli enti hanno acquistato sul mercato un «pacchetto» onnicomprensivo, il che rende non sempre agevole il confronto di convenienza con i servizi offerti dal Mef.
Tali fattori inizialmente avevano disorientato molti enti, spingendo l'Anci a richiedere una revisione della normativa. Anche le difficoltà tecniche legate all'esigenza di far dialogare le procedure gestionali in essere con quelle in uso presso il Mef non sembrerebbero insuperabili. Criticità maggiori sembrano porsi per i piccoli comuni, anche a causa dell'obbligo imposto dalla convezione del Mef di nominare un referente tecnico-informatico e di un referente tecnico amministrativo. Gli enti di minori dimensioni, infatti, sono sprovvisti di simili figure, in quanto si avvalgono perlopiù di consulenti esterni, né potrebbero agevolmente procurarsele, visti i limiti al turnover.
FONTE: ITALIA OGGI

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