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NOVITÀ NORMATIVE

TARES: NESSUN RINVIO, IL DEBUTTO RIMANE AL 2013.

I comuni devono abbandonare ogni speranza di ottenere un rinvio per l'applicazione della Tares a partire dal prossimo anno. Anche se non verrà emanato il regolamento attuativo. Alla richiesta di differimento dell'istituzione del tributo si oppongono problemi di finanza pubblica, considerato che unitamente alla tassa sui rifiuti i comuni dovranno riscuotere anche la maggiorazione, che serve a tagliare dal 2013 sia il fondo di riequilibrio sia il fondo perequativo, in misura corrispondente al suo gettito standard.
È la risposta che ha fornito il sottosegretario Vieri Ceriani in un question time alla camera dei deputati il 31 ottobre scorso. Nella risposta si fa rilevare che la Tares rientra «nell'ambito di una manovra di finanza pubblica più vasta e complessa», la cui disciplina prevede la contestuale riduzione dei trasferimenti erariali per gli enti locali in misura corrispondente al gettito che deriva dalla maggiorazione.
Quindi, è impossibile «dar esito alla richiesta di differimento dell'istituzione del nuovo tributo». A prescindere dal fatto che non sia stato emanato il regolamento attuativo entro il 31 ottobre scorso, poiché l'impianto normativo è costruito in modo da «assicurare comunque l'istituzione e l'operatività del nuovo tributo». Si pone in evidenza nella risposta che non può essere il regolamento governativo a risolvere i problemi dei comuni che ancora oggi non hanno predisposto gli strumenti per l'applicazione del nuovo regime di prelievo, vale a dire: piano finanziario e regolamento comunale. Peraltro, il termine del 31 ottobre 2012 per l'emanazione del regolamento Tares, con il quale devono essere stabiliti i criteri per l'individuazione del costo del servizio di gestione dei rifiuti, «ha carattere meramente ordinatorio».
Dunque, viene chiusa la porta in faccia alla richiesta di rinvio, perché sussistono validi motivi di finanza pubblica.
Ai comuni non rimane che rimboccarsi le maniche e darsi da fare per predisporre piani finanziari e regolamenti, necessari per gestire il nuovo balzello dal 2013. Dal prossimo anno, infatti, i comuni dovranno gestire un tributo sui rifiuti e servizi che verrà a sostituire i vari regimi di prelievo che attualmente amministrano per lo smaltimento dei rifiuti, a seconda delle scelte da loro effettuate, vale a dire Tarsu, Tia1 e Tia2.
Come sottolineato nella risposta del sottosegretario, l'applicazione della Tares non è condizionata dall'emanazione del regolamento attuativo, che il governo avrebbe dovuto adottare entro il 31 ottobre. Al tributo sui rifiuti si accompagna un'ulteriore pretesa, a titolo di maggiorazione, per i servizi indivisibili prestati dall'amministrazione comunale e rapportata alle dimensioni dell'immobile posseduto o occupato.
L'articolo 14 del dl «salva-Italia» (201/2011) ha istituito in tutti i comuni una tassa a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati. Nel contempo sono abrogati tutti i tributi sui rifiuti vigenti, compresa l'addizionale per l'integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza (ex Eca). Viene invece mantenuto in vita il tributo per l'esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell'ambiente, dovuto nella percentuale deliberata dalla provincia sull'importo della tassa, esclusa la maggiorazione.
La norma prevede poi l'emanazione del regolamento che deve definire i criteri per l'individuazione del costo del servizio di gestione dei rifiuti e per la quantificazione della tariffa. Fino alla data di applicazione del nuovo regolamento, prevista dall'anno successivo alla data della sua entrata in vigore, i comuni devono deliberare la tariffa facendo riferimento alle disposizioni contenute nel dpr 158/1999 con il quale è stato approvato il metodo normalizzato per la determinazione della tariffa «Ronchi».
FONTE: ITALIA OGGI

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