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NOVITÀ NORMATIVE

NUOVO CATASTO: IN CAMPO I COMUNI.

Per la riforma del Catasto dovranno attivarsi i Comuni. È l'unica soluzione a costo (quasi) zero che si profila per raccogliere i dati necessari a rivedere i valori di quasi 60 milioni di unità immobiliari.
A tracciare il primo quadro concreto di una possibile attuazione della riforma è stato Gianni Guerrieri, direttore dell'Osservatorio immobiliare dell'agenzia del Territorio, al primo convegno organizzato sul tema dall'agenzia, ieri a Bologna, nell'ambito di Urbanpromo: «Il Catasto che verrà non avrà nulla a che vedere con quello attuale, come dice il disegno di legge delega sulla riforma fiscale.
E l'invarianza di gettito andrà garantita con "forchette" di aliquote più ristrette, individuate anche Comune per Comune». Alla base di tutto ci sarà l'elaborazione di funzioni statistiche che esprimeranno il valore in metro quadro e questo, spiega Guerrieri, permetterà di affrontare il mass appraisal intorno ai 4-5 anni.
I tempi non dovrebbero allungarsi neppure con l'incorporazione del Territorio nelle Entrate: lo assicura l'Economia in un documento inviato ieri alla commissione Finanze del Senato, che sta esaminando la delega fiscale. Ma i Comuni dovranno mettersi al lavoro: «I municipi immetteranno i dati necessari all'interno della funzione statistica da noi elaborata – prosegue Guerrieri –: perciò il loro coinvolgimento è determinante». Sulla necessità di ricorrere a una funzione statistica concorda Rocco Curto, docente di estimo al Politecnico di Torino. Che però avverte: «Perché il coinvolgimento dei Comuni abbia senso, non basta una "collaborazione", occorrono infrastrutture tecnologiche. Molti municipi non hanno alcun mezzo e spesso una sola persona o nessuna all'ufficio tecnico».
Il dubbio sulla possibilità che i Comuni ce la facciano ce l'hanno in molti. E, se si pensa alla pur parzialissima esperienza del catasto federalista, interrotta bruscamente dopo una sentenza del Tar a seguito di un ricorso di Confedilizia, è facile immaginare quali ostacoli possano esserci. I geometri, intanto, si fanno avanti: «I Comuni non hanno la possibilità di intervenire e nemmeno i fondi - dice Bruno Razza del Consiglio nazionale dei geometri -. Solo i tecnici vicino alla gente e al territorio reale, possono farlo. Però a pagamento».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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