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NOVITÀ NORMATIVE

PER GLI UFFICI PUBBLICI VERSAMENTI ACCELERATI DAL 2013.

Dal 1° gennaio scatta una vera e propria "rivoluzione" nelle regole che disciplinano come devono avvenire i pagamenti delle transazioni commerciali tra privati e tra privati e pubblica amministrazione. È questo l'effetto del recepimento, nel nostro Paese, della direttiva 2011/7/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011 relativa alla "lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali". Il governo ha, infatti, varato un decreto legislativo – durante la riunione del Consiglio dei ministri dello scorso 31 ottobre – che interviene a modificare il precedente decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, recante attuazione della "vecchia" direttiva 2000/35/CE, relativa sempre al medesimo oggetto.
In altri termini, con l'anno nuovo dovranno essere archiviate le disposizioni della direttiva 2000/35/CE (e del collegato decreto legislativo 231/02) per fare posto a quelle della nuova direttiva 2011/7/UE (recepita attraverso sostanziali modifiche apportate proprio al decreto 231/02).
L'ambito di intervento di questa "riforma" è quello della tempistica dei pagamenti di tutte le transazioni commerciali, per la quale già da tempo l'Ue aveva sentito l'esigenza di una specifica regolamentazione a tutela delle pmi, troppo spesso schiacciate da cicli finanziari eccessivamente lunghi e onerosi, a vantaggio di clienti di grandi dimensioni e delle pubbliche amministrazioni (i cui ritardi nei pagamenti, anche in Italia, raggiungono ormai, in molti casi, dimensioni critiche).
Nella loro struttura letterale, le nuove norme sono molto più favorevoli (per i creditori) di quelle contenute nel decreto 231/02. Sicuramente sono più chiare in molti punti, anche se permangono alcune perplessità sull'estensibilità delle medesime al settore delle costruzioni e sulle facoltà di deroghe (previste, in casi particolari, nelle operazioni "tra privati"). Di certo, poi, c'è l'azzeramento di ogni spazio di manovra per le pubbliche amministrazioni che, in caso di sforamenti del tempo massimo fissato dal decreto di 60 giorni per il pagamento, dovranno sempre corrispondere salati interessi moratori (nell'ordine, attualmente, del 10% annuo).
I tempi di pagamento massimi "standard" stabiliti per tutti dalle nuove norme sono sempre di 30 giorni (calcolati a partire da alcuni momenti specificamente individuati, elencati nella scheda in pagina), estensibili a 60 (nelle transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione) solo con accordo espresso e scritto delle parti e solo quando ciò «sia giustificato dalla natura o dall'oggetto del contratto o dalle circostanze esistenti al momento della sua conclusione». Il termine di 60 giorni è, invece, automatico per i rapporti con imprese pubbliche "trasparenti" e con le aziende pubbliche sanitarie.
Decorso, in assenza di pagamento, il termine previsto, scatta l'applicazione degli interessi moratori, senza che sia necessaria la costituzione in mora. Essi si applicano – è stato chiarito con una espressa integrazione dell'articolo 3 del decreto 231/02 – sull'importo dovuto e, dunque, viene esclusa per legge la possibilità di calcoli anatocistici. Il tasso di riferimento è quello applicato dalla Bce alle sue più recenti operazioni di rifinanziamento principali, maggiorato di 8 punti percentuali (invece dei sette, attualmente in vigore). Resta ferma la facoltà per le parti di concordare pagamenti rateali e, qualora una delle rate non sia pagata alla data concordata, gli interessi saranno calcolati sugli importi scaduti.
Così come in passato, l'applicazione automatica degli interessi moratori non trova applicazione per i debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore e per i pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno (compresi quelli effettuati a tale titolo da un assicuratore).
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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