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NOVITÀ NORMATIVE

DAL 2013 I NUOVI TERMINI DI PAGAMENTO METTONO A RISCHIO LA PP.AA.

Per tutte le transazioni in essere dal 1° gennaio 2013 le pubbliche amministrazioni dovranno pagare le fatture al massimo entro 60 giorni. In caso contrario, scatteranno in automatico – e senza necessità di messa in mora – gli interessi legali (calcolati aggiungendo ad un tasso di riferimento Ue ben 8 punti percentuali).
Non sarà semplice per gli enti pubblici digerire la Direttiva 2011/7/Ce che, con le modifiche apportate al Dlgs 231/02 dal Dlgs 192/12 (ieri in Gazzetta Ufficiale), ha reso le disposizioni contenute in quest'ultimo provvedimento più cogenti rispetto al passato. Per le Pa la novità maggiore consiste nell'impossibilità assoluta a derogare (su base convenzionale) all'applicazione delle more o di altre cautele stabilite dalla legge a favore del fornitore. Ciò farà si che, in nessun caso, essa potrà invocare giustificazioni a un mancato pagamento nei tempi stabiliti, con la conseguenza che il fornitore pagato in ritardo potrà intraprendere molto più facilmente un'azione legale per la corresponsione degli interessi moratori anche dopo il pagamento dell'importo dovuto. Proprio quest'ultimo concetto, chiarito dalle nuove norme, deve comprendere tanto la somma che avrebbe dovuto essere pagata entro il termine contrattuale o legale di pagamento, quanto le imposte, i dazi, le tasse o gli oneri applicabili indicati nella fattura o nella richiesta equivalente di pagamento. Insomma, nulla rimane fuori dal computo della mora. Infine, è stato stabilito che – nelle sole transazioni commerciali in cui il debitore è una Pa – è sempre nulla la clausola avente ad oggetto la predeterminazione o la modifica della data di ricevimento della fattura: una statuizione che sarebbe stato meglio estendere alle transazioni tra privati.
Per il passato, la misura con impatto più immediato è quella che riguarda i crediti verso le amministrazioni pubbliche già scaduti. Su questo fronte, i provvedimenti adottati con la certificazione del credito sono visti dalla generalità delle imprese come una via di sbocco alla massa creditoria vantata nei confronti della Pa. In questi primi giorni di applicazione della procedura, tuttavia, appare in molti casi imperfetta la conoscenza della novità da parte della Pa. In alcune amministrazioni, poi, i funzionari a cui sono state indirizzate le istanze con la modalità ordinaria sono apparsi impreparati rispetto alle richiesta delle imprese.
Un altro nodo da dirimere – evidenziato da quesiti dei lettori – è quello che interessa i crediti vantati dalle imprese nei confronti delle società a parziale o totale partecipazione pubblica. È risaputo, infatti, che nel corso degli ultimi anni lo strumento delle partecipate è stato adoperato dalle amministrazioni su diversi livelli. Tale circostanza ha fatto si che una consistente parte dei debiti pubblici sia stata trasferita proprio a tali soggetti. Purtroppo, allo stato, la procedura di certificazione dei crediti non si applica alle partecipate pubbliche.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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