PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI SI METTE DI TRAVERSO AL TAGLIA-DEBITO.

Rischia di rivelarsi un buco nell'acqua l'operazione di abbattimento del debito a cui i comuni sopra i 5 mila abitanti sono chiamati dal decreto sui costi della politica (dl 174/2012) che ha sterilizzato i tagli ai sindaci (pari 500 milioni per il 2012) a condizione che impegnino le relative somme per ridurre o estinguere i mutui.
A mettersi di traverso è la Cassa depositi e prestiti che a giudicare dalle prime risposte fornite alle richieste di chiarimento dei comuni sembra non voler accettare riduzioni parziali, ma chiede ai municipi di azzerare del tutto la propria esposizione debitoria.
Un'impresa divenuta ancora più improba per i comuni dopo che il governo ha cassato il tentativo del parlamento di azzerare le penali per l'estinzione anticipata. Penali che dunque si dovranno continuare a pagare all'istituto presieduto da Franco Bassanini e andranno scomputate dal totale delle risorse messe a disposizione di ciascun comune. Per di più, il tempo per decidere è molto poco. Per i debiti da estinguere con la Cdp la pratica andrà istruita entro il 30 novembre, ossia entro il termine fissato per l'assestamento di bilancio.
Il meccanismo
L'art. 8, comma 3, del dl 174/2012 ha previsto che, per l'anno 2012, ai comuni assoggettati (sempre nel 2012) alle regole del Patto non si applica la riduzione di cui all'art. 16, comma 6, del dl 95/2012 (cosiddetta spending review), a condizione che essi utilizzino un importo corrispondente a quello del taglio «teorico» di loro pertinenza (quale definito dal decreto del ministero dell'interno del 25 ottobre scorso) per ridurre il proprio debito.
Un primo aspetto da evidenziare riguarda la platea degli enti interessati, da cui sono esclusi non solo i comuni con meno di 5 mila abitanti, ma anche quelli con popolazione superiore (quindi teoricamente soggetti al Patto) ma da esso temporaneamente esonerati in quanto commissariati per infiltrazioni mafiose (art. 143 del Tuel). Per tali comuni, quindi, il taglio non può essere in alcun modo evitato.
Un secondo interrogativo riguarda la possibilità di procedere, oltre alla chiusura di passività, anche alla loro estinzione parziale.
Dopo le modifiche introdotte alla camera, la risposta dovrebbe essere positiva, poiché la norma fa ora riferimento esplicito sia alla estinzione che alla riduzione anticipata del debito. Nella pratica, però la situazione è più complessa, specialmente per i mutui con la Cassa depositi e prestiti.
L'istituto di via Goito, infatti, ha già fatto sapere che al momento l'estinzione anticipata parziale non è consentita, mentre rimangono possibili le riduzioni a seguito di un minore fabbisogno dell'ente mutuatario (per esempio in conseguenza di ribassi d'asta, della sopravvenuta disponibilità di fondi propri o dell'attivazione di altre forme di finanziamento).
In pratica, restano valide le indicazioni fornite in una circolare della Cassa depositi del 1998 (la n. 1227). Per i debiti versi istituti privati, invece, occorre fare riferimento ai singoli contratti in essere.
Il problema sulle penali
Non ancora del tutto chiaro, infine, risulta il trattamento delle penali, specialmente ai fini del Patto.
La formulazione uscita da Montecitorio consente di includere il relativo importo nella quota di decurtazione «teorica», che per evitare il recupero del taglio nel 2013 andrà rendicontato al Viminale entro il prossimo 31 marzo.
Quindi, se per un comune la riduzione vale, per esempio, 100 mila euro, tale cifra può includere anche l'importo delle penali.
Il problema si pone ai fini del Patto. La norma, infatti, dispone testualmente che «gli importi delle riduzioni da imputare a ciascun comune non sono validi ai fini del Patto di stabilità interno». Ciò vale certamente sul lato delle entrate, per cui ai fini del saldo di Patto occorrerà contabilizzare un minore accertamento sul titolo I. Sul lato delle spese, nessun problema si pone per le somme pagate per il rimborso (totale o parziale) delle quote capitali, che vanno allocate al titolo III e quindi non incidono sul Patto. Sarebbe, invece, opportuno che il Mef precisasse che anche le spese per le penali, che vanno inserite nel titolo I e quindi di norma rilevano ai fini Patto (cfr Corte dei conti Lombardia, parere 317/2011) possono essere portate in detrazione.
Tali aspetti vanno chiariti immediatamente, anche perché il tempo a disposizione dei comuni è pochissimo. Per i debiti verso la Cdp, la pratica (inclusa la deliberazione consiliare) va istruita entro il 30 novembre, ma è chiaro che la sede naturale per l'operazione è l'assestamento di bilancio, che va chiuso entro il medesimo termine (insieme alla verifica degli equilibri di bilancio, per gli enti che non l'hanno ancora effettuata).
FONTE: ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio