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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: MANCA UN ITER DEFINITO PER I RIMBORSI.

Pochissimi contribuenti hanno già pagato, ma l'operazione-saldo dell'Imu è ormai partita. I commercialisti stanno calcolando in questi giorni gli importi da versare e i centri di assistenza fiscale stanno seguendo le pratiche di pensionati e dipendenti. Il tutto mentre i funzionari comunali attrezzano gli sportelli per le informazioni al pubblico e cercano di sciogliere gli ultimi nodi dell'imposta municipale. E non sono nodi da poco.
Quota statale e comunale
Uno dei punti più delicati è la divisione del gettito tra quota statale e quota comunale. I contribuenti devono fare attenzione a non sbagliare i conti, ma i Comuni – dal canto loro – devono capire come comportarsi in tutti quei casi in cui il proprietario paga la somma giusta, ma si confonde nel riparto, e magari versa tutto allo Stato. Per correggere l'errore basta un'istanza all'agenzia delle Entrate con cui si rettifica il codice tributo, ma se il contribuente non se ne accorge? E poi ci sono anche quelle situazioni in cui la necessità di deviare il gettito dallo Stato al Comune non dipende da una svista, ma da un cambiamento delle regole.
È ciò che succede, ad esempio, in tutte le città che dopo il versamento dell'acconto hanno deciso di tassare come abitazione principale le case degli anziani ricoverati in istituti di cura o dei residenti all'estero. In queste situazioni, a giugno si doveva calcolare l'acconto con lo 0,76% dividendo la somma a metà tra Stato e Comune, mentre entro il 17 dicembre basterà andare a conguaglio utilizzando un'aliquota più bassa – dallo 0,2 allo 0,6% secondo le scelte locali – e destinando l'intero importo al municipio.
Gli immobili storici
Altre incertezze riguardano alcuni casi-limite. Situazioni tutto sommato rare, ma che in un tributo dai grandi numeri come l'Imu possono facilmente interessare decine di migliaia di contribuenti. Le coppie che si separano, ad esempio, risultano sposate – anche ai fini dell'Imu – finché sul loro caso non si pronuncia un giudice. Solo che tra la presentazione dell'istanza e la convocazione possono passare anche sei mesi o un anno, durante i quali, se si risiede in due abitazioni diverse nello stesso Comune, si è costretti a pagare su una delle due come seconda casa.
Un altro caso particolare riguarda la possibilità di "raddoppiare" lo sconto per i fabbricati che sono al tempo stesso inagibili e di interesse storico-artistico. Il ministero dell'Economia ha negato la possibilità del cumulo, ma resta da affrontare il caso degli edifici storici in cui l'inagibilità deriva da lavori di ristrutturazione: nella peggiore delle ipotesi, potrebbero addirittura pagare l'Imu sul valore dell'area edificabile.
Rischio contenzioso
Per adesso la prassi dei professionisti e dei tecnici comunali si è mossa tutto sommato per trascinamento rispetto all'Ici, soprattutto per le questioni non disciplinate esplicitamente dalla normativa sull'Imu. Ma ci sono aspetti che sarebbe bene chiarire prima che si traducano in contenzioso: l'Ici, ad esempio, tassava i fabbricati, i terreni agricoli e le aree fabbricabili. L'Imu, invece, colpisce tutti gli immobili, creando i presupposti per tassare i terreni incolti, gli orticelli, gli edifici diroccati e le aree scoperte che non sono pertinenza di un fabbricato. Per ora i Comuni non si sono ancora posti il problema di "accertare" i mancati versamenti – anche perché hanno alcuni anni di tempo per farlo – ma siccome le nuove regole si applicano dal 2012 sarebbe meglio spazzare via tutti i dubbi.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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